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Sesso e disabilità

“Voglio andare a vivere in Germania!”. Con queste poche parole, accompagnate da un video trovato su YouTube, ai primi di gennaio Gavino Fadda manifestava sul suo profilo Facebook tutta la sua amarezza per un tema che, in Italia, è ancora un tabù. Sardo di Osilo, in provincia di Sassari, 44 anni, tetraplegico, con una semplice battuta Fadda ha portato alla ribalta delle cronache il problema di chi, disabile, non può avere una vita sessuale autonoma. Perché in Germania, come in altri paesi del Nord Europa, la figura dell’assistente sessuale per i disabili è una professione riconosciuta, con tanto di diploma, corsi di formazione, carte deontologiche.

Da noi, invece – come racconta Ranieri Salvadorini in Sesso e disabilità, a p. 48 – la questione è molto controversa, e se non fosse stato per lo sfogo di Gavino Fadda sembra quasi che si faccia fatica anche a parlarne, sommando tabù a tabù. E questo nonostante già dieci anni fa Giovanni Paolo II – come molti mezzi di comunicazione hanno ricordato in questi giorni – avesse raccomandato di

prestare particolare attenzione «per la cursesso e handicapa delle dimensioni affettive e sessuali» dei disabili.

Amore e desiderio sessuale sono categorie universali, distinte ma correlate. Che anzi, secondo una scuola di pensiero, potrebbero essere due facce della stessa medaglia. «Spesso – scrivono Stephanie e John T. Cacioppo in Amore e lussuria, a p. 38 – pensiamo all’amore e al desiderio come a due opposti polari: l’amore spirituale esaltato come collante che unisce due anime e il desiderio sessuale come il diavolo che ci grava sulle spalle, ossessionante e distruttivo». E invece le neuroscienze stanno dimostrando che amore e desiderio concorrono più di quanto si creda al successo, e probabilmente alla durata, di una relazione.

Amore e passione – insieme alle loro manifestazioni più estreme – sono stati fonte d’ispirazione di uno sterminato numero di capolavori artistici e letterari, ma anche tema di riflessione di filosofi, sociologi, antropologi. E oggi che oltre agli psicologi hanno cominciato a occuparsene anche i neuroscienziati, indagando i meccanismi cerebrali e le alterazioni biochimiche innescate dalla passione, forse ne sappiamo qualcosa di più. Ma nessuno può ancora dire con certezza quale sia il «filtro magico» che fa scoccare la scintilla.

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