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L’essenziale è invisibile agli occhi – La storia di Mena e Sergio –

amarsi1Mena sta venendo al mio studio perché il rapporto con Sergio va male, molto male. Lui un giorno le ha detto con decisione:”Se non ti fai aiutare da uno psicologo ti lascio!”. E lei è andata.
Entrambi hanno poco meno di 40 anni. Lei ha un lavoro di responsabilità in una ditta e lui lavorava per conto di una finanziaria. Sono sposati da 6 anni e solo da un anno è nato un figlio loro. Mena proviene da un precedente matrimonio e ha un figlio di 14 anni a cui Sergio è molto affezionato.
Al primo incontro Mena, su mia richiesta, mi dice che se c’era qualcosa di lei che non accennava lo avrei potuto conoscere dal marito se fosse stato la. Comunque, lei dice di se che ha dei problemi nel carattere. La sua espressione è abbastanza tesa e si vede che è preoccupata. Riferisce di una telefonata alla sorella di cui il marito ne scoprì il contenuto e l’accusava di non avere rispetto e stima di lui in quanto in quella comunicazione parlava male di lui. Di questo non la perdonava e nemmeno di quella volta che dall’ufficio,  in presenza di altri, parlava con lui rivolgendosi con toni poco rispettosi.

Sergio si sentiva trattato male ed accusava la moglie di non avere per lui ne stima ne rispetto. Per questo e per altro di cui Mena da l’impressione di non trattarsi di cose importanti, Sergio ha creato, secondo il racconto di Mena, un contenzioso che si rinnova da oltre un mese. Mena accenna anche al fatto che il volume di affari del marito è molto diminuito e forse anche per questo lui risulta più vulnerabile. Ma sembra non perdonargli l’atteggiamento che ha nei suoi confronti che è a dir poco ossessivo.
Su mio suggerimento accetta e non vede l’ora di portare il marito ad un incontro allo studio.
Si presentano puntuali. C’è tensione e Mena sembra subire un’atmosfera pesante. Si mostra molto preoccupata. Il marito è una persona anche lui tesa e dalla risposta pronta. Alla mia richiesta di spiegarmi il motivo dell’incontro lui dichiara con decisione che si trova qui perchè vuole sancire con questo incontro la fine del rapporto con la moglie perchè si vuole separare da lei.

Mena sembra in procinto di piangere.

Queste parole del marito sembrano colpirla profondamente. Non se l’aspettava e, riluttante, parla come se implorasse:”Ma non era questo quello di cui abbiamo parlato…”.

Sergio ha l’espressione di chi gliela vuol far pagare ma quanto più vuole essere deciso e sicuro tanto più mi appare indeciso e insicuro. Lancia segnali ambigui ma a volte chiari. Sembra un ragazzone che ce l’ha con la mamma e che mantiene il broncio perchè è stato contrariato.
Incomincia a descrivere le sue doleances: “Rispetto, sincerità e stima sono i pilastri di un rapporto e lei li ha demoliti, tutti questi valori a cui tengo e che mantengono secondo me un rapporto”. Poi incomincia a raccontare i fatti. Nulla di nuovo. Sono convinto che quello di cui parla è solo la facciata, la punta dell’iceberg, ma che in quest’uomo c’è una profonda prostrazione e sentimenti di grande svalutazione e sfiducia in se stesso. Vorrebbe essere capito e rassicurato dalla moglie e per farglielo comprendere non ha altri mezzi che aggredire e rimproverare lui stesso.

Il codice comunicativo riproduce gli stessi stereotipi che usa la moglie. Tra loro c’è incapacità di soffermarsi e cedere alle richieste dell’altro. Incapacità di ascoltare e capire veramente. Richieste che non vengono comunicate direttamente ma veicolate con un linguaggio che presume che l’altra non possa capirlo e che per questo è colpevole. Nessuno dei due si lascia andare veramente. Entrambi vogliono essere capiti e non capire. Entrambi fanno richieste e il dialogo è monco. E’ come se i discorsi terminassero a metà. Non c’è la percezione di essere capiti. Da quì la delusione, il malessere, lo sconforto, la sensazione di impotenza.

Mi invento un escamotage.
Chiedo a Sergio di descrivermi i fatti di cui accusa la moglie ed io attribuirò a questi un punteggio da 1 a 10. Ma questo punteggio per essere decisivo della separazione deve raggiungere il valore massimo, cioè 10.

Lui incomincia a elencare e alla fine, fatta la somma, mi ritrovo un punteggio di 4. Pongo poi, il problema della irrilevanza delle questioni addebitate alla moglie e chiedo a lui se tutte queste ragioni possono giustificare l’abbandono della moglie e dei figli con tutto quello che ne consegue in termini di logoramento, traumi affettivi e danni materiali.

Lui è perplesso.

Allora chiedo dell’amore.

Domando: “Quant’è stata l’ultima volta che avete fatto all’amore?” La domanda sembra sollevare l’uomo che appare più reattivo e sensibile della donna.

Mena appare abbastanza inespressiva e mi sorprende che l’abbandono dell’ atteggiamento ostile del marito non la tocchi. Sergio cambia espressione, sorride mentre guarda la moglie adesso con occhi pieni di gratitudine e affettuosità. Sembra per un momento avere ritrovato una vecchia intesa. Lei rimane come fosse prigioniera dentro una espressione di sconforto. Poi, lentamente, asseconda il marito.

In quel momento mi tornano alla mente le parole di Mena nelle sedute individuali quando mi accennava ad alcuni suoi problemi e al fatto che abbia assecondato la richiesta del marito di andare da uno psicologo così prontamente. Forse sentiva che in lei qualcosa veramente non andava ma ancora non sapeva cosa.

E’ questo dunque, il momento che mi sembra di comprendere di cosa si trattava quando mi parlava della sua difficoltà a comprendere e a gestire pienamente le emozioni e i sentimenti.
Ma torniamo a Sergio.
Poco prima ha raccontato cose che Mena nelle sedute individuali non aveva detto ma erano importanti. Alla sua mania di tenere le cose a posto e alla cura della casa che il marito definisce maniacale. L’ossessività per mantenere il bagno estremamente pulito ha messo Sergio spesso in difficoltà e irritazione. Per questo ne fa un atto di accusa nell’elenco delle ammende.
Il momento magico dell’accenno alla loro sessualità viene accolto da Sergio come benvenuto e sembra una cosa di cui essere fortemente soddisfatto, quasi fiero ma senza vanto.
Anche la mia espressione soddisfatta per avere trovato un elemento di grande importanza in una coppia che funziona, espande nell’ambiente un segnale che ne modifica totalmente il segno.
“Ah, allora non c’è da preoccuparsi”, esclamo, “la relazione sessuale da sola vale più del 50 percento del rapporto per l’intesa di coppia e a voi ce n’è”.

Chiedo su questa scia a Sergio di farmi vedere la sua espressione quando invita la moglie nell’approccio sessuale. Sergio s’illumina.

Adesso anche Mena sembra condividere la stessa emozione mentre anche io appaio meno “giudice addetto alle separazioni” e più un “conciliatore”.

Sergio include la relazione sessuale in una coppia come uno dei pilastri fondamentali assieme a quelli già elencati: rispetto, stima e sincerità.
L’atmosfera è tale che in un momento successivo, non ricordo su quale mia domanda, Sergio, rifacendosi serio include un altro elemento nei pilastri fondamentali che reggono un rapporto: il suo lavoro.

A questo punto sull’onda della schiettezza in cui siamo arrivati nel costruire un’atmosfera costruttiva e liberandosi dei lacci in cui era tenuto dal suo stesso carattere, dichiara che “il lavoro di un uomo conta nel rapporto il 90 percento… Anzi il 99 percento”.
A questo punto prendo la palla al balzo poichè sentivo che era questo sentimento nascosto che gestiva tutto l’atteggiamento di Sergio fin dall’inizio e gli tocco la spalla. Vengo anch’io trasportato da questo sentimento. Lo vivo anche io dentro di me e sento di toccargli la spalla per rassicurarlo come a una persona cara. Mi rivolgo a Mena a questo punto come per dirle: “è così che devi fare per stargli vicino in un momento così difficile per un uomo che ha perso il lavoro”. E mentre mi dilungo sull’importanza del lavoro per un uomo e su quello che si aspetta dalla compagna in situazione del genere, gli rinnovo i miei sentimenti di vicinanza, prendendo anche atto di quello che lui sente e ha sentito in tutto questo tempo. Sergio sembra avere riacquistato il suo umore migliore. E’ un uomo completamente diverso da quello che era entrato un ora prima nel mio studio. Si compiace, mi guarda con simpatia e ammirazione. Si rivolge alla moglie come per raccomandarle: “E’ così che devi fare con me”. Noto che anche Mena adesso sembra più contenta.

A questo punto chiedo loro di abbracciarsi.
La seduta è termina. Si è fatto anche tardi. Rinnoviamo l’incontro per la prossima settimana. Ma Sergio trova altri argomenti e rimanendo in piedi sembra non volere andarsene e ci tratteniamo ancora per 5 minuti. L’atmosfera è diventata amichevole.
Sono contento di fare questo lavoro.

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