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Arrendersi come davanti a un bambino

bambiniSe si domanda a qualcuno che soffre di ansia cosa fa di solito per rilassarsi, egli incomincia a citare le volte in cui va in vacanza oppure si dedica ad un hobby o va a vedere un film cosiddetto di “evasione”.

Più raramente ti spiega che per rilassarsi si lascia andare e non pensa a niente cercando di fare il vuoto nella mente. Altre volte viene citato il modo in cui ci si lascia andare la sera, quando ci si mette a letto e, sdraiandosi, si emette un lungo respiro liberatorio spesso accompagnato da un gemito.

In quest’ultimo caso è possibile riscontrare nella persona che soffre di ansia un qualche barlume di auto-terapia cioè la possibilità di riprendere quelle sensazioni per attualizzarle (provarle adesso). E’ in questo modo che inizia un percorso psicoterapeutico che include la possibilità di migliorare il rilassamento muscolare, quel lasciarsi andare di cui spesso qualcuno parla a sproposito, pretendendolo subito e senza sforzi, “proprio come una volta”. Il paziente ricorda e confronta continuamente lo stato attuale con quello “di una volta” ed è proprio questo confronto che gli da la percezione assoluta di impotenza di fronte alla guarigione. Continuando a fare in questo modo, a pensare in questo modo, allontana e non avvicina la possibilità di cambiare e alleviare in qualche modo le sue sofferenze.

Qualcuno ha già sentito dire che in certi casi il pensiero è anch’esso diverso rispetto a prima essendo ora continuamente rivolto al pessimismo e a riprodurre una immagine di sé di impotenza e di sconfitta perenne. Vittime della propria mente le persone pensano che è impossibile riprendersi. I loro pensieri sono sempre più sfiduciati in quanto quella profezia che annuncia loro la sconfitta non trova eccezioni nella realtà attuale.

Ancora più forte appare la sconfitta quanto più si evidenziano le differenze rispetto a prima. Non si fa altro che sottolineare le differenze rispetto alla condizione precedente dove, a detta loro, si viveva in uno stato idilliaco. Non appena, però, la persona incomincia ad imparare a dare una direzione ai propri pensieri è pronto ad ammettere che, veramente, prima, non era proprio così. Prima, quando si stava bene, si viveva comunque una tendenza alla preoccupazione e al pessimismo. L’effetto deleterio dell’idea del peggioramento di adesso viene ancora di più aumentato se la persona aveva dei pregiudizi e la tendenza a manifestare un pensiero più spesso degli altri limitato e poco incline alla tolleranza. Si riconosce cioè di essere un tantino apprensivi e inclini alla esasperazione di certe condizioni di chiusura e di rigidità. Infatti, specialmente in questi casi si fa presto a sviluppare un atteggiamento mentale di perfezionismo e a condannare facilmente chi non si uniforma ad un modello di normalità. La condanna peggiore è rivolta a se stessi, quella di non essere “normali”.

La normalità diventa una condizione imprescindibile e il giudizio degli altri un elemento fondamentale a cui fare sempre riferimento. Le conseguenze sono una vigilanza estenuante a fare il guardiano della propria normalità, un dovere irrinunciabile.

A una mentalità di questo genere, una volta accaduto l’incidente di trovarsi sovrastati dall’ansia (spesso con sensazioni di panico o vero e proprio attacco di panico), è facile cadere vittime di una condizione in cui ci si sente fuori dal corpo e distanti dal percepire le sensazioni fisiche. Altre volte si parla di una sorte di anestesia affettiva transitoria a cui si associa l’insicurezza di vivere in luoghi affollati, del giudizio degli altri, di rimanere vittime di incidenti stradali per cui si evita di guidare l’auto anticipato dall’evitamento del traffico cittadino e delle gallerie.

Abbiamo già citato una condizione necessaria per contrastare l’ansia, riprendere la possibilità di rilassare il corpo e più precisamente la condizione di prendere di nuovo il contatto con il corpo. Imparare anche a prendere contatto con le proprie sensazioni fisiche. Queste operazioni da vivere su se stessi possono essere lunghe (un vero e proprio training) e quindi ci vuole perseveranza. Bisogna in primo luogo accettare i tempi lunghi. Al contrario, una persona che decide di contattare uno specialista per vincere l’ansia, lo vuole subito e senza sforzi. La delega sembra l’operazione più semplice, proprio come si fa coi farmaci. Infatti dai farmaci ci aspettiamo sempre una efficacia immediata. Il farmaco deve rispondere subito in quanto, ancora più di prima, in quanto il soggetto ansioso pretende le risposte in tempi brevissimi. La condizione stessa di ansia conduce le persone che prima pure lo erano, all’incapacità di percepire il tempo secondo i ritmi naturali.

Siamo arrivati al nocciolo della questione di cui sto trattando: come può una persona che ha ancora più di prima ridotto i tempi dell’attesa, che vive dentro di sé una condizione psicofisica mista di esagitazione, confusione e paura, che non ha provveduto già prima a ripristinare i tempi del proprio vivere secondo i canoni più naturali, imparare a farlo ora che le condizioni sono notevolmente peggiorate?

Ebbene, imparando a lasciarsi andare, ad arrendersi come ci si arrende davanti a un bambino. Tengo a precisare che il termine “resa” significa una resa che sottende non una rassegnazione, non una sconfitta ma una capacità. Quelli che si sono arresi almeno una volta davanti alle insistenze del proprio figlio con bonarietà e concordia possono comprendere meglio quello che dico.

Immaginate di stare a giocare con un bambino e che questi vi chiede di continuare a farlo quando voi vi siete oramai stancati. “L’ultima volta, ti prego papà !” E voi riprendete nonostante gli affanni. Oppure quando vi accorgete di avere commesso nei loro confronti un errore e desiderate dedicarvi più di prima a loro. Quel sentimento è un sentimento di sana pace interiore, di generosa accondiscendenza, di piacevole e gratificante soddisfazione. In quel momento non potete pensare a nient’altro che al benessere che vi procurano queste sensazioni. In queste condizioni i vostri pensieri sono rivolti alla bellezza della natura in cui vi sentite immersi. E’ questo un momento di sana contemplazione in cui potete lasciarvi pervadere da una atmosfera particolare. Può durare anche solo alcuni secondi, però voi sapete che ciò è possibile, a partire da adesso.

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