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  • Dom. Apr 21st, 2024

All’origine della paura

Chi ha paura è pronto a difendersi aggredendo

poiché non sente di avere alternative

          

         Durante lo sviluppo i bambini non ricevono consensi dai loro genitori.  Questi, per ignoranza, sminuiscono l’importanza delle loro esperienze emotive.

Ricevendo un insegnamento inadeguato dell’abilità di regolazione delle emozioni questi bambini imparano ad assumere un atteggiamento punitivo e denigratorio verso le loro emozioni (Vedi La teoria del juke box

 Si sviluppano in questo modo schemi male adattivi 

Non avendo fiducia in sé hanno paura di non riuscire a controllarsi. Ciò impedisce loro di riuscire a sopportare il rifiuto, l’abbandono e guardano gli altri con diffidenza


     L’abbassamento dell’autostima per la continua verifica del loro comportamento inefficace li induce ad affidarsi agli altri.

Diventano in questo modo anche incapaci di chiedere aiuto, non mostrano assertività e non riescono a esprimere i propri bisogni.

Questo comporta che devono far finta e mantenere una facciata di competenza mentre cercano di ottenere aiuto dagli altri in una maniera sbagliata.

Gli schemi male adattivi possono svilupparsi durante l’infanzia e nel corso dell’adolescenza.
Vediamo quali sono:
Abbandono/perdita, non amabilità, dipendenza, sottomissione, sfiducia, insufficiente autodisciplina, paura di perdere il controllo emotivo, colpa/punizione, deprivazione emotiva.

Tre assunti di base vengono spesso scoperti dalla terapia cognitiva

 “Il mondo è pericoloso e malvagio”, ” Io sono debole e vulnerabile” e “Io sono inaccettabile”.

Questo porta direttamente alla conclusione che è sempre pericoloso allentare la vigilanza, correre rischi, trovarsi in situazioni da cui è difficile uscirne facilmente. 

 

 Le distorsioni cognitive

     Le persone portatrici di questo schema non accettano di fronteggiare questo mondo, né accettano di affidarsi a qualcuno e diventare dipendenti poiché la dipendenza porta al pericolo del rifiuto, di abbandono , di attacco se questa innata inaccettabilità viene scoperta.


Nella percezione di essere indifesi essi sono costretti a vacillare tra l’autonomia e la dipendenza senza essere però capaci di contare su nessuna delle due.

           Le distorsioni cognitive li portano a valutare in modo irrealistico le situazioni.

La più deleteria è il pensiero dicotomico cioè la tendenza a valutare le esperienze in termini di assoluti, di categorie che si escludono reciprocamente (ad esempio buono contrapposto a cattivo, successo o fallimento, falso o degno di fiducia).

Pensiero dicotomico

Secondo il punto di vista cognitivo, le valutazioni estreme delle situazioni portano a reazioni emotive estreme e ad azioni estreme.
La categorizzazione dicotomica di se stesso come perfetto o del tutto inaccettabile porta alla conclusione che, se essi hanno qualche difetto, sono irrimediabilmente sbagliati. La convinzione che essi siano fondamentalmente inaccettabili conduce rapidamente alla conclusione che essi devono nascondere questa situazione agli altri per essere accettati. Purtroppo, ciò significa che devono evitare l’intimità e l’apertura per paura di essere “scoperti”.

Tuttavia, la realizzazione del desiderio di intimità e dipendenza, viene vista come intollerabilmente pericolosa poiché, in un mondo ostile, dipendere da qualcuno significa essere indifesi e vulnerabili.
Queste conclusioni costringono tali persone a oscillare tra il ricercare la dipendenza e l’evitarla attivamente, piuttosto che poter contare sugli altri in misura moderata.
La mancanza di un chiaro senso di sé rende difficile decidere cosa fare in situazioni ambigue e provoca una scarsa tolleranza all’ambiguità.

 

Cosa bisogna fare?

 a) diminuire il pensiero dicotomico
b) avere maggiore consapevolezza delle proprie emozioni
c) esprimere i propri sentimenti senza dover temere conseguenze devastanti.

Di Paolo Mancino Psicologo Napoli

Paolo Mancino è psicologo specializzato in terapia strategica. Svolge la professione al suo studio di Napoli, in via Scarlatti.

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