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Vuoto

Ero perfettamente consapevole di avere dei vuoti dentro di me ed ero perfettamente consapevole che quegli stessi vuoti erano la causa del mio star male, il motivo delle mie turbe e delle mie angosce, del mio patire.
 Sapevo che il modo per “risalire” la china e ritrovare, sia pur vagamente, un senso alle cose che mi circondavano e conseguentemente un senso alla mia stessa esistenza, consisteva nel porre un rimedio a tale vuoto.
La cura poteva consistere nel tappare quel vuoto, sentito come una voragine della mia coscienza, riempendolo delle cose più disparate : tante persone di cui circondarsi, denaro, una buona immagine di sé, sesso e senso di competizione. Avrebbe certamente funzionato, tuttavia con l’inevitabile controindicazione di essere stato poi costretto ad impegnarmi costantemente e perennemente per garantire il mantenimento  della condizione acquisita onde evitare il pericolo che uno svuotamento, anche parziale della voragine riempita, avesse potuto rivelare il vuoto che era stato meramente celato.
Adottando questa cura sarebbe stata vietata la solitudine, sia pur temporanea, così come sarebbe stato altresì vietato fermarsi, non produrre, non consumare e non curarsi del giudizio altrui.
L’altro rimedio consisteva nel “ricucire” quella voragine anziché limitarsi a riempirla.
Ricucire quello strappo che i miei sensi e le mie viscere sentivano di aver subito. Ma per fare questo sarebbe stato necessario lavorare sulle fibre nervose e nella carne, trovando il motivo ed il modo per allentarle, onde consentire di poterle addolcire e riplasmare, permettendo ai tessuti di trovare nuova uniformità e magari elasticità.
In questo modo anche attraverso la solitudine, le difficoltà economiche e sociali, le malattie ed il dolore, vi sarebbe stata la presumibile certezza di non avvertire quel senso di morte innaturale rappresentata dal vuoto dentro sé.
Affascinato e perennemente tentato ho provato a percorrere la prima strada, tuttavia senza la necessaria energia o forse senza avere avuto il coraggio di sopportarne il peso delle relative controindicazioni.
Non mi resta che percorrere la seconda strada, ma a quale prezzo?

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