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Vivere il dolore mentale

Una delle abilità che permettono all’essere umano di affrontare le difficoltà e di vivere serenamente è quella di tollerare e gestire il dolore mentale.

Questa importante capacità si sviluppa grazie a relazioni infantili positive con le figure di riferimento, e viene potenziata nel corso degli anni grazie al continuo confrontarsi con se stessi e con gli altri.
Si sente dire da qualcuno che soffrire fa bene perché tempra il carattere. Questa affermazione è molto discutibile, poiché è umano cercare di attenuare il dolore, quando è evitabile.

Quando le esperienze negative sono inevitabili si possono tentare molte strade per alleviare il dolore o addirittura cancellarlo, purtroppo però l’unica via possibile è quella di accettarlo, di renderlo tollerabile. Se ciò non avviene, la persona può adottare modalità dannose (rinchiudersi in se stessa, non accettare la realtà, fingere che nulla sia mai successo, abusare di psicofarmaci o di alcool, etc.) che deteriorano l’autostima, e creano ansia, attacchi di panico, fobie e depressioni.

Vivere il dolore mentale è una capacità che si apprende attraverso le esperienze relazionali, e si presta particolare attenzione ai modi che rendono più tollerabile la sofferenza.
Il dolore mentale deve essere sentito, vissuto e contenuto mentalmente dalla persona che lo sperimenta, poiché è un sano indicatore che il soggetto ha subito una perdita importante nella sua vita. La patologia incomincia laddove, di fronte ad un lutto, la persona per non soffrire elimina il dolore totalmente, cercando di non provare più alcuna emozione. Oppure al contrario, quando un soggetto soccombe di fronte alla sofferenza e non riesce con le sue forze a reagire in modo costruttivo. (Vedi anche: La perdita, il lutto, il dolore).

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