Prigionieri dello smartphone

       Gli strumenti digitali non dovrebbero farci più tanta paura in quanto sono necessari e vanno perciò utilizzati senza pregiudizi.
      Ai genitori – diventati sempre più numerosi – che, spaventati, ci annunciano: “mio figlio non riesce a stare senza cellulare”, rispondo che esiste una strada in grado di farli comprendere le ragioni dei loro figli e la possibilità di fornire loro le risposte giuste che si aspettano da tempo per smettere di essere ancora prigionieri dello smartphone.

Le nuove dipendenze

    La gran maggioranza dei ragazzi non riescono a immaginarsi senza il loro smartphone e la cosa interessa anche un numero sempre maggiore di adulti.

Il disturbo viene chiamato “nomofobia” ed esprime la paura di rimanere senza il cellulare. Da una ricerca recente la paura di “impazzire” se non hanno il loro strumento riguarda adesso 7 persone su 10 e la differenza tra nativi digitali e immigrati digitali sembra non esistere più per il semplice fatto che oggi sembra diventato impossibile vivere senza uno smartphone personale.

l nostri codici comunicativi https://www.psicologo-napoli.it/la-comunicazione-digitale-analogica sono cambiati assieme alle patologie che riguardano i ragazzi degli anni ‘20.

   Una volta non esistevano i cellulari e nell’era pre- digitale la comunicazione era soltanto analogica, cioè avveniva per comunicazione diretta, vis a vis.

    Nella comunicazione diretta o digitale e non ancora virtuale, era preponderante ascoltare i toni della comunicazione ma anche le intonazioni e la gestualità, le espressioni del volto che accompagnano la comunicazione verbale e la postura assieme a tante altre caratteristiche della comunicazione che ci hanno resi umani quali siamo stati fino ad ora.

Vedi: https://www.psicologo-napoli.it/la-comunicazione-digitale-analogica
   Ai nostri giorni la prevalenza della trasmissione dei contenuti verbali riduce notevolmente l’aspetto emotivo della comunicazione e ciò conduce spesso al non far caso alle esigenze comunicative dell’altro riducendo la possibilità di coinvolgersi emotivamente e valutare gli aspetti formativi dell’incontro tra esseri umani.

   Con l’avvento della generazione digitale sono aumentati gli abusi e la coercizione emotiva porta con sé l’espressione di distonie e forme e modi di richiedere aiuto e attenzione diversi rispetto a prima.
Infatti, mentre prima la richiesta di aiuto si manifestava da parte dei ragazzi con gesti come la fuga da casa o l’uso di droghe oppure manifestando una opposizione continua ai genitori, adesso la protesta viene espressa in forme di abuso dei mezzi tecnologici connessi al web come la nomofobia, la dipendenza da giochi di ruolo on line, da videogiochi on line, da relazioni on line, da sesso virtuale, pornodipendenza, cyberbullismo e in casi estremi hikikomori (isolamento completo per anni) e Blu Wahle (suicidio indotto).
La dipendenza chiamata nomofobia conduce tra l’altro ad una capacità attentiva ridotta che, assieme all’isolamento porta a compensare i numerosi bisogni che una persona ha mediante il meccanismo della ricompensa molto comune nell’addestramento degli animali. Essere fortemente concentrati su un bisogno e soddisfarlo in continuazione conduce il nostro cervello a sostenere molti altri bisogni mediante il meccanismo della compensazione cioè con la produzione di una sostanza da parte del cervello che si chiama dopamina.
Chi soffre di nomofobia diventa più aggressivo nella prospettiva di perdere o di subire la sottrazione dello smartphone come spesso viene minacciato dai genitori. E’ necessario rendersi subito conto da parte dei genitori che questa è la via sbagliata per aiutare i propri figli.
La nomofobia comporta anche la conseguenza di peggiorare il rendimento scolastico. Infatti, se l’abuso comporta anche notti in bianco, il ragazzo o la ragazza non riusciranno ad essere completamente efficienti di giorno e sempre più spesso non vanno a scuola.
A questo punto ci dobbiamo domandare quali sono gli indicatori per fare scattare l’allarme?
Controllare in continuazione che non ci siano messaggi non letti, avere con sé il caricabatteria o un altro smartphone di riserva, allarmarsi per uno squillo su un altro apparecchio, apparire distratti e mancare di concentrazione per prestare attenzione costante al proprio cellulare, irritarsi quando non c’è campo sono tutti segnali di una dipendenza forse non ancora patologica.
I nostri figli adolescenti rifiuteranno l’aiuto se sentono di essere controllati o si cerca di convincerli minacciandoli di sottrargli lo smartphone. Bisogna avvertire che sono metodi che allontanano i ragazzi anziché avvicinarli ai bisogni comunicativi e alla concordia familiare.
Anche il cyberbullismo è un fenomeno in crescita e si esprime come nel bullismo tradizionale tra gli adolescenti nei confronti di chi viene ritenuto in qualche modo diverso per aspetto fisico, carattere, orientamento sessuale o politico e si esprime con l’intenzione di offendere, ferire, escludere e isolare da un gruppo.
Il bullismo praticato sul web, nelle chat, è più pericoloso di quello tradizionale in quanto non lascia vie di scampo al malcapitato. Le vittime tendono a non parlarne per non affrontare anche le critiche e il biasimo dei familiari. Le ragazze prese di mira possono subire insulti, umiliazioni e molestie sessuali e talvolta vere e proprie aggressioni a sfondo sessuale. Il cyberbullo ricopre il ruolo dell’istigatore il quale si avvale di un pubblico omertoso che asseconda i giudizi fino ad arrivare a offese e calunnie verso il più debole. Il cyberbullismo è più grave del bullismo tradizionale in quanto il soggetto bullizzato non ha vie di scampo nelle sessioni on line con i presunti amici e neppure fuori dal web quando è a scuola. I soggetti presi di mira rimangono attaccati ai social e alle chat da cui sono esclusi e bullizzati, incapaci di riconoscere e segnalare la situazione ai genitori o agli insegnanti che a loro volta possono vedere il disagio del ragazzo ma fanno fatica ad associarlo al fenomeno del cyberbullismo.
Sembra abbastanza chiaro che l’insieme delle attività connesse con il web può apparire pieno di insidie e di rischi e i ragazzi potrebbero usare la loro attività preferita per ferire o essere feriti.
Di solito, la consapevolezza di essere diventati dipendenti dal web si fa aspettare rispetto alla presenza dei disturbi. Chi ne soffre usualmente lo nega in quanto appaga i suoi bisogni senza alcun senso di colpa. I ragazzi sempre più spesso non vogliono o non possono chiedere aiuto. Investiti da un vago senso di onnipotenza per la libertà conquistata prematuramente pensano che chiedere aiuto sia un atto di debolezza, di immaturità. Spesso capita che a loro volta anche i genitori si pongono al di fuori di un vero interessamento poiché presi dal lavoro e dalla vita e dalle difficoltà di coppia. E’ facile che al ragazzo non si dia tanta importanza e lo si lasci libero di “esprimersi” quando fa propri i metodi e le prassi del web in quanto sembra senza alcun pericolo. Sempre per comodità o convenienza un genitore pensa che stando in casa non ci sono pericoli quando invece si sa già da tempo quali sono i pericoli nascosti sul web.
Una ulteriore complessità sarà quella di stabilire un dialogo con i genitori tale da sentirsi appagati e soddisfatti. Ma non c’è dialogo senza comunicazione e i ragazzi e i loro genitori si troveranno invischiati in un gioco psicologico dove ciascuno si serve dell’altro ma sa intimamente che le cose non vanno. C’è bisogno allora di reagire e uscire dalla sonnolenza e dalla logica che se uno non si lamenta allora va tutto bene. Occorre che i genitori si sveglino e si occupino dei loro figli adolescenti in cerca di identità.
Su questo tema è possibile richiedere un intervento della scuola che con la collaborazione di esperti psicologi e docenti sarà in grado di:
– Sensibilizzare gli studenti ad un uso consapevole dei mezzi tecnologici (smartphon, tablet e pc);
– Sensibilizzare e coinvolgere i genitori per migliorare la comunicazione coi figli;
– Sensibilizzare e coinvolgere gli insegnanti a riconoscere per intervenire coi mezzi adeguati per rendere gli studenti più consapevoli e prevenire fenomeni di abuso;
– Definire un servizio territoriale che, in collaborazione con le istituzioni sanitarie sorvegli costantemente il fenomeno di abuso e prevenga eventuali patologie.
Le modalità degli interventi saranno fornite una volta definite e valutate le condizioni iniziali e lo stato del fenomeno a livello di scuola.

2020-06-01T08:51:23+02:00 Giugno 1st, 2020|Dipendenze, Famiglia|

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