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“Smoke”, un film sulla comunicazione

Quando il conflitto diventa insopportabile, si aprono le birre, si accendono le sigarette, ci si guarda in silenzio senza il dovere di una giustificazione.

Smoke è un film del 1995 diretto da Wayne Wang, scritto e co-diretto da Paul Auster e basato su un racconto di quest’ultimo, Il racconto di Natale di Auggie Wren, pubblicato sul New York Times nel 1990.
Il film è la storia di un ragazzo che incontra il padre dopo tanto tempo dalla separazione ma è soprattutto il massimo sulla espressività comunicativa tra i due protagonisti maschili della storia, ‘Auggie’ Wren (Harvey Keitel) nella tabaccheria e lo scrittore Paul Benjamin, interpretato da William Hurt.
Il film esprime la costante necessità di entrare in contatto col prossimo, di guarire le nostre ferite attraverso l’esperienza diretta degli altri. La natura frammentaria del film – non una storia, ma tante piccole vicende che si incrociano nella poetica tabaccheria di Auggie a Brooklyn – si declinava tra solitudine, introspezione e sigarette, in un crescendo di silenzi intimi che, a ben vedere, sono scomparsi da molto cinema contemporaneo, specialmente metropolitano. In questo senso Smoke, che è un film ancorato senza remore agli anni Novanta, è anche il canto del cigno di un mondo in procinto di trasformarsi definitivamente, la testimonianza di un’umanità certo un po’ eccentrica ma ancora disponibile ad attraversare il proprio dolore, senza alibi, omissioni o mascheramenti virtuali: quando il conflitto diventa insopportabile, si aprono le birre, si accendono le sigarette, ci si guarda in silenzio senza il dovere di una giustificazione.

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