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Come si racconta la paura e come si vince?

È un sentimento innato, che fa parte del nostro DNA:non possiamo sconfiggerlo, ma dobbiamo combatterlo.
Specie dopo la sequenza di attacchi dell’Isis e dei suoi assassini che continuano a colpire l’Europa.
Dopo un attentato, come quello del concerto di Manchester trasformato in una «strage di ragazzine», diventa sempre più importante riuscire a rassicurare, anche con risposte dolci, i bambini, i giovanissimi, i più esposti all’incubo della paura e alla violenza atroce di quelle immagini di corpi straziati che ti restano addosso per la vita.

Uno psichiatra infantile molto esperto come Massimo Ammaniti, suggerisce di utilizzare al meglio l’arma del dialogo, del discorso in casa, magari non sempre con la televisione accesa sui resoconti ansiogeni dei telegiornali, per spiegare innanzitutto ai bambini quanto sta accadendo. Partendo anche da qualche esempio molto efficace, come questo: la guerra dell’Isis evoca quanto succede tra gruppi di bambini, quando qualcuno si sente trascurato, oppure ha una rabbia da sfogare e allora attacca gli altri guastando e distruggendo i giochi di tutti. Con i bambini, come con i grandi bisogna avere la calma, il tempo, e trovare  le parole giuste, senza rimozioni e senza inutili drammatizzazioni,  per spiegare che nessuno di noi può e deve rinunciare alla normalità della vita, e la fredda analisi ci dice che intanto l’Isis è perdente.
Abbiamo paura, maledettamente paura: un italiano su due, secondo un sondaggio di Demos, è pronto a cambiare stile di vita. Lo choc degli attentati in Europa è molto più forte del lontano 11 settembre e dell’attacco alle Torri Gemelle. Allora si parlava solo di terrorismo, oggi apertamente di guerra che per definizione non è mai breve e anche quando viene definita lampo (e non è questo il caso), intanto ha seminato paura e morte. Ieri il nemico era lontano, negli Stati Uniti, oggi è a casa nostra, a Londra, a Parigi, a Nizza, a Bruxelles, a Berlino, a Machester, e in agguato a Roma e Milano. Dove si chiudono metropolitane e stazioni, dove si ha paura di camminare in zone affollate. Come durante una  guerra, appunto. Mai, se non nel buio degli anni del terrorismo, abbiamo vissuto con questi sentimenti.

La paura è un’emozione genetica dell’uomo, fa parte della nostra natura: non saremmo persone normali se non la sentissimo in momenti come questo. Come la rabbia, l’indignazione, la pietà per le vittime e l’odio per i carnefici. E la paura del terrorismo quasi non si sconfigge, ma si combatte a viso aperto. E la prima arma da utilizzare è la normalità, ovvero una ferrea volontà di non rinunciare, neanche di un millimetro, alla nostra vita quotidiana, alla sua libera e responsabile quotidianità. Prendiamo esempio dal coraggio degli inglesi, dei francesi, di tanti europei colpiti al cuore della loro vita quotidiana:  la verità è che per loro nulla è come prima, molto più che per noi (che, per il momento, siamo usciti ancora indenni da questo tunnel), ma ciò  non li ha costretti a rinunciare a sentirsi liberi cittadini in libere città. Combattono così la paura, e provano almeno a ridimensionarla.

LA MEMORIA PER COMBATTERE LA PAURA

insegnare la compassioneIn secondo luogo contro la paura c’è la memoria, il senso tragico della storia.  Le generazioni dei nostri nonni e dei nostri padri hanno vissuto così: con questa paura, della guerra, delle bombe, sempre appiccicata addosso, e hanno saputo andare avanti, vincere la guerra, ricostruire i loro Paesi e i loro paradisi di libertà. Non si sono mai fermati né arresi alla paura. Quella guerra è anche negli occhi – se guardiamo bene – delle famiglie costrette a lasciare le loro case, spesso i loro affetti, per scappare via dalle bombe, non si sa dove, affrontando enormi privazioni e umiliazioni, ebbene quella è una paura ancora più forte e densa. E quella gente è ora tra noi. Voglio esprimere solidarietà a quelle persone che soffrono perchè hanno perso tutto e devono ricostruirlo.

LA LUCIDITÀ PER COMBATTERE LA PAURA

Contro la paura serve la disciplina del pensiero, la razionalità, la lucidità. Tutto il contrario di una emotività che poi si scarica nell’ignoranza e che magari qualcuno cavalca a suo uso e consumo. Paolo Giordano ha scritto: «Dobbiamo evitare di vivere in un eterno coprifuoco emotivo». Ecco, la nostra razionalità, che dobbiamo trasmettere a figli e nipoti, ci deve portare fuori dalla paralisi dettata dalla paura. E’ innegabile che lo stato islamico, e i suoi burattinai assassini, stanno incassando una serie di pesanti sconfitte nei luoghi dove erano riusciti a conquistare territorio e pezzi di intere nazioni. E anche per questo possiamo pensare che siano più feroci, più imprevedibili, ma anche più deboli, dunque destinati, prima o poi, alla sconfitta.

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