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Una seduta con Mario, Pornodipendente

Mario è un uomo di 37 anni e abita con i genitori in un comune della provincia di Napoli.
Mi chiamò per un colloquio e segue da circa due mesi una psicoterapia con me.
Non aveva ancora letto il mio libro sulla pornodipendenza ma aveva letto qualcosa che avevo scritto sulla mia pagina facebook “Contro la pornodipendenza” ed aveva deciso di farsi seguire da me.
Mario lavora in proprio come consulente aziendale. E’ stato molto impegnato ultimamente nel lavoro. Ha interrotto proprio in questi ultimi giorni il suo rapporto con Antonella che durava da sette anni.

Nella prima seduta dichiara subito che la sua storia è finita perchè lui è affetto da pornodipendenza ed è convinto che è stata questa che l’ha fatto perdere Antonella. Sa anche che il rapporto con lei è irrecuperabile ma vorrebbe cambiare perchè la prossima storia non debba essere segnata dalle difficoltà che ha avuto già e che sono state la causa della fine con Antonella. Non è soddisfatto della sua vita attuale e vorrebbe cambiare in modo da avera una vita affettiva, sessuale e sentimentale soddisfacente, anche perchè ha ormai 37 anni e vorrebbe costruire una famiglia normale. Sa che questo suo difetto gliela precluderebbe.
Mario è deluso e pessimista a causa della perdita di Antonella ma non lo ammette chiaramente, c’è bisogno che io l’aiuti a ricostruire i suoi sentimenti attuali.
Non dorme bene ed è convinto che il lavoro andrà sempre più male fino a che sarà costretto dalla miseria a diventare un barbone.
Nell’ultima seduta mi ha confessato che questa è stata la sua idea fissa a metà settimana. Sabato è uscito con gli amici e si è ripreso. Domenica era pinpante e lunedì ha lavorato di lena perchè si sentiva bene.

Mi rivela che la sua astinenza dalla masturbazione è stata interrotta ieri l’altro dopo 11 giorni. La cosa non lo ha fatto sentire deluso o irritato ma gli ha creato una importante soddisfazione in quanto è stato un orgasmo “liberatorio” a suo dire. Lo ha fatto sentire appagato e soddisfatto anche perchè lo ha liberato da quella cappa di oppressione che sentiva, da uno stato depressivo e malinconico. Lo racconta con l’espressione soddisfatta e sorridente e aspetta qualche mio commento, che non tarda ad arrivare. “Questa tua soddisfazione – gli domando – non riproduce forse un clichè che hai usato per giustificare il ricorso alla rottura dell’astinenza?”. Lui ci pensa e rimane un po interdetto e confuso. Io continuo: “Mi spiego meglio. Non hai forse usata la masturbazione come contentino per superare un dispiacere o una delusione ogni volta in tutti questi anni passati?”. Davanti al suo silenzio continuo. “Mario caro, non è proprio questo uso della masturbazione che tu hai sempre concettualizzato come premio, come aiutino, come rimedio, toccasana a qualsiasi contrarietà e che avrebbe dovuto calmare, sedare, accontentare? E chi fa queste cose normalmente da piccoli se non la mamma?”.

“E’ vero dottore. Da figlio unico quale sono ho ricevuto una attenzione particolare da mia mamma che mi faceva sentire bene ma che mi accompagnava, forse troppo a lungo. Il fatto che io non ami prendere l’iniziativa per conoscere le persone e sono sempre molto riservato mi ha quasi costretto a rinchiudermi in una gabbia dorata. Forse è per questo che ho deciso sempre di usare la masturbazione come alternativa efficientistica all’amore con una donna in quanto mi consentiva di usarla a mio piacimento anche negli intervalli del lavoro e degli impegni quotidiani. In effetti penso che sia stato proprio questo mio utilizzo della masturbazione che mi ha allontanato sempre più dall’esigenza di incontrare sessualmente la mia compagna. Si, è stato proprio questo mio atteggiamento ad allontanarla da me”.mamma

“Si, Mario. Nel corso del tempo, penso da quando hai iniziato, ti sei costruito una tua sessualità. L’incontro con una ragazza era attraente e desiderato fino a che non si esauriva la spinta propulsiva della novità. La relazione che tu non ha mai veramente costruito è stata la splendida assente. E’ quella che ti consente di costruire una reciprocità, un desiderio motivato, una dipendenza.”.
“Una dipendenza?”- dice Mario sorpreso e meravigliato – .
“Si una dipendenza. In realtà ciascuno di noi in un rapporto sentimentale deve ammettere la dipendenza come elemento fondamentale a cui sottostare. Per intenderci. Una dipendenza che ti fa cercare la tua compagna quando hai voglia di fare l’amore e gestire il rifiuto eventuale senza traumi o ricerca di alternative. Ecco, è questa la dipendenza a cui mi riferisco. Non usare la masturbazione per escludere ed eliminare il bisogno di dipendenza ma accogliere la dipendenza come elemento fondamentale del rapporto.”.
“Vedi, Mario, le donne accettano tutto questo. Le donne, in gran parte accettano di fare all’amore solo con il proprio compagno. Investono grandi risorse affettive su questo e aspettano il compagno per fare l’amore. Ti risulta questo?”. Il mio paziente segue con interesse. Mi da l’idea di accogliere quello che dico. In fondo si tratta di mettere assieme qualcosa che chiunque sa perchè queste cose accadono sotto i nostri occhi. Solo che spesso non lo facciamo.
Continuo. “La nostra cultura maschile ci abitua a certi modi di pensare fin da piccoli. L’idea della donna intorno ai dieci anni di età è già quasi completa. Per lo più le famiglie non riescono a gestire una idea delle donne che non sia quella compiacente di fronte alle trasgressioni maschili. La donna deve accogliere sempre, l’uomo deve essere “ben fornito” in modo da soddisfarla. Uno stereotipo quest’ultimo che fa tanti danni ai giovani maschi. Anche se qualche volta gli uomini sembrano attenti ma l’orgasmo della donna sembra non essere importante in molte coppie. Forse all’inizio del rapporto, ma poi quando il sesso diventa routine si fa l’amore in meno di cinque minuti, anche quando lei vorrebbe baci e carezze. Questo modo di gestire il rapporto con la propria donna si trasmette ai figli senza parlare. E’ così che tu, a dieci anni capisci che tra le cosce di una donna c’è qualcosa di molto attraente e che ti può soddisfare. Ma quando ti accorgi che quel qualcosa te lo devi conquistare e non solo, te lo devi curare con tutto quello che c’è intorno, allora puoi decidere di farlo oppure rinunciarci e dedicarti alla masturbazione.

bambola gonfiabileD’altra parte la conclusione è la stessa. E’ questo il punto fondamentale: sei disposto a incontrare una persona. A entrare nei suoi pensieri, a cercare di comprenderla; a dedicarti a lei e a riconoscere le sue esigenze almeno quanto lei riconosce le tue? Sei in grado di rinunciare alle tue impellenze davanti a esigenze più importanti come la cura e l’educazione dei figli? Ma non è questa l’alternativa. Non bisogna scegliere tra la cura dei figli e continuare a fare l’amore con la moglie se in partenza ciascuno è soccorrevole verso l’altra è il suo bene che si desidera sopra ogni altra cosa. E non c’è bisogno di protestare o di abbandonare quando questo bene c’è. Se invece si fa altro vuol dire che questa soccorrevolezza, questo senso del noi, questa intesa nel connubio non c’è e bisogna costruirla in qualche modo. Il sesso da ricercare non è “un buco con una donna intorno” ma è quella donna. Proprio lei. Così com’è. Mi ricordo quando mio padre rimase solo senza la moglie cara. In quell’anno dopo la morte di mia madre poveretto, mi disse piangendo quanto le mancava, anche per il sesso. Al momento mi diede fastidio quel modo di parlare di mia madre. Ma poi ho capito che lui aveva accettato da tempo la dipendenza. Aveva accettato di avere bisogno di lei anche da quel punto di vista e proprio non riusciva a farne a meno. Se faccio mente locale immagino che la mancanza e il desiderio si confondevano, riproducendo alla lontana quel desiderio che induce tanti uomini alla masturbazione. Ma era qualcosa di superiore, di più intenso ancora.”

A questo punto credo di avere parlato troppo e domando a Mario: ” Ti è chiara l’idea della dipendenza di cui parlo?”. Conosci qualche coppia che ti sembra averla stabilita? Ebbene è questo il nostro obiettivo. Che ne pensi?”
Mario mi guarda e sorride, anche perchè ha notato la mia commozione. Ma poi dice: “Mi avrebbe fatto piacere conoscere i suoi genitori”.
Gli accenno un sorriso.

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