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Regolare la propria emotività

Molto più spesso di quanto si pensi l’aggressività è un segno di debolezza piuttosto che di forza. Le persone aggressive percepiscono svalutazione di se piuttosto che potenza.

La disfunzione nella regolazione emotiva è una caratteristica centrale indipendentemente da qualsiasi altro disturbo.

Durante lo sviluppo le persone significative sminuiscono l’importanza delle loro esperienze emotive per cui, ricevendo un insegnamento inadeguato dell’abilità di regolazione delle emozioni, imparano ad assumere un atteggiamento punitivo e denigratorio verso le loro emozioni.
La paura della mancanza del controllo impedisce loro di riuscire a sopportarle da soffrire per importanti perdite.
L’abbassamento dell’autostima per la continua verifica del loro comportamento inefficace li induce ad affidarsi ad altri e, avendo imparato che bisogna avere un atteggiamento positivo, essi sono incapaci di chiedere aiuto assertivamente o di riceverlo rivelando i propri bisogni. Questo comporta mantenere una facciata di competenza mentre cercano di ottenere aiuto dagli altri in una maniera indiretta.
Primi schemi maladattivi possono svilupparsi durante l’infanzia e nel corso dell’adolescenza essere rinforzati.
Questi schemi maladattivi comprendono:
Abbandono/perdita, non amabilità, dipendenza, sottomissione, sfiducia, insufficiente autodisciplina, paura di perdere il controllo emotivo, colpa/punizione, deprivazione emotiva.
Tre assunzioni chiavi di base vengono spesso scoperte dalla terapia cognitiva.
Questi sono: “Il mondo è pericoloso e malvagio”, ” Io sono debole e vulnerabile” e “Io sono fondamentalmente inaccettabile”. Questo porta direttamente alla conclusione che è sempre pericoloso allentare la vigilanza, correre rischi, trovarsi in situazioni da cui è difficile uscirne facilmente e così via.
Le persone portatrici di questo schema non accettano di fronteggiare questo mondo, né accettano di affidarsi a qualcuno e diventare dipendenti poiché la dipendenza porta al pericolo del rifiuto, di abbandono , di attacco se questa innata inaccettabilità viene scoperta.
Nella percezione di essere indifesi essi sono costretti a vacillare tra l’autonomia e la dipendenza senza essere però capaci di contare su nessuna delle due.

Le distorsioni cognitive li portano a valutare in modo irrealistico le situazioni. La più deleteria è il pensiero dicotomico cioè la tendenza a valutare le esperienze in termini di assoluti, di categorie che si escludono reciprocamente (ad esempio buono contrapposto a cattivo, successo o fallimento, falso o degno di fiducia).
Secondo il punto di vista cognitivo , le valutazioni estreme delle situazioni portano a reazioni emotive estreme e ad azioni estreme.
La categorizzazione dicotomica di se stesso come perfetto o del tutto inaccettabile porta alla conclusione che, se essi hanno qualche difetto, sono irrimediabilmente sbagliati. La convinzione che essi siano fondamentalmente inaccettabili conduce rapidamente alla conclusione che essi devono nascondere questa situazione agli altri per essere accettati. Purtroppo, ciò significa che essi devono evitare l’intimità e l’apertura per paura di essere “scoperti”. Tuttavia, la realizzazione del desiderio di intimità e dipendenza, viene vista come intollerabilmente pericolosa poiché, in un mondo ostile, dipendere da qualcuno significa essere indifesi e vulnerabili.
Queste conclusioni costringono tali persone a oscillare tra il ricercare la dipendenza e l’evitarla attivamente, piuttosto che poter contare sugli altri in misura moderata.
La mancanza di un chiaro senso di sé rende difficile decidere cosa fare in situazioni ambigue e provoca una scarsa tolleranza all’ambiguità.
Cosa bisogna fare?

Proviamo a:
-diminuire il pensiero dicotomico;
+ aumentare il controllo delle emozioni
sperimentando l’espressione dei sentimenti senza dover temere conseguenze devastanti.

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