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Quando i genitori si separano

perdita e luttoIl modo di gestire e risolvere la crisi conseguente alla disgregazione familiare può essere vario, in rapporto alle caratteristiche della relazione precedente tra tutti i componenti della famiglia e delle risorse che essi riescono a mettere in campo. Quanto più vi è da parte di tutti una capacità di riflettere insieme sulla situazione, e di trovare forme adeguate di adattamento ad essa, tanto più i genitori potranno trovare la strada per superare i loro sensi di fallimento, giungendo a una realizzazione personale diversa da quella immaginata nella vita in comune e permettere di conseguenza al figlio, anche attraverso il mantenimento di un rapporto significativo con ambedue, una adeguata crescita personale.
Ovviamente non sempre ciò avviene: poichè comunque la separazione conduce ad un doppio sistema genitoriale in cui i due genitori diventano sempre più “diversi” ed estranei tra loro anche nel loro modo di considerare e gestire il compito educativo, possono risultare situazioni di allevamento molto disfunzionali se persistono tra loro continue denigrazioni reciproche o se vi è un impedimento più o meno esplicito da parte del genitore che vive con il bambino a che questi mantenga un buon rapporto con l’altro.
Vale la pena di accennare, quindi, brevemente ai motivi per cui un genitore non riesce ad accettare che dopo la separazione l’altro mantenga il ruolo genitoriale.
Senz’altro la delusione nei confronti dell’ex coniuge ed il bisogno di attribuirgli ogni responsabilità nel fallimento coniugale sono elementi che stanno alla base nel non ritenerlo “degno” di mantenere tale ruolo.
Queste sono reazioni abbastanza frequenti nei primi periodi conseguenti alla separazione, reazioni che vengono comunque superate con il recupero dell’autostima e di una progettualità per il futuro: il loro persistere appare legato ad un blocco nel processo di uscita dalla crisi personale che può essere dovuto a vari fattori.
Vi sono così a volte situazioni di fragilità personale o tratti depressivi di base, che rendono il fallimento dell’unione coniugale un evento particolarmente frustrante: ogni sforzo per ristrutturare la propria vita appare senza possibilità di successo ed il figlio “escluso” alleato e simbolo della propria efficienza, diventa unica garanzia della propria validità come persona.
Altre volte la continuazione del rapporto del figlio con l’ex partner può essere vissuto come timore di “perdere” anche il figlio. Sono timori che sottendono sensi di inadeguatezza e fantasie di impotenza che fanno si che un genitore, anche se vive con il bambino, arrivi ad attribuire al partner un potere ed una competenza genitoriali maggiore dei suoi.
Sono quindi anche sentimenti che creano ansia e non a caso questi genitori cercano di giustificare agli occhi del figlio ma anche di parenti ed amici la loro contrarietà a che il figlio frequenti l’altro genitore, con una accentuazione ed una drammatizzazione di motivi anche banali di dissenso.
Altre volte , infine, il genitore ostacolante trova difficoltà anche gravi ad accettare il fallimento dell’unione coniugale e tende quindi a definirla solo come abbandono da parte dell’altro: l’impedire il contatto del figlio con quest’ultimo, negando il suo interesse per la famiglia “abbandonata”, di cui appunto il figlio fa parte, diventa un modo per sostenere questa tesi.

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