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Panico per essere guardata

     Carmela, 37 anni, infermiera, soffre di crisi e attacchi di panico per essere guardata mentre sta per fare un prelievo di sangue; è il suo lavoro quotidiano ma, per qualche ragione, da un po di tempo risente in maniera sempre di più per essere guardata mentre fa un prelievo. La cosa peggiora se a guardarla è un collega.

La prima volta che ha avuto questa difficoltà aveva litigato con la madre il giorno prima e la persona a cui faceva il prelievo le sembrò una figura minacciosa della quale ebbe molta paura. Alla fine riuscì a fargli il prelievo ma poi si sentì presa da un attacco di panico che si è ripresentato spesso negli ultimi tempi in situazioni di forte stress.

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E’ stata in psicoterapia prima da uno psicologo a indirizzo psicodinamico e poi da uno ad indirizzo cognitivo per qualche mese, poi ha deciso di abbandonare per non avere avuto effetti di rilievo.

Carmela ha deciso di venire da me dietro suggerimento di un amico, il quale ha avuto un decisivo superamento del problema grazie al mio intervento con  approccio in Terapia Breve Strategica.

 

Già alla sua prima telefonata per prendere un appuntamento con me le prescrissi di leggere il libro di Giorgio Nardone “Non c’è notte che non veda giorno“, spiegandole che sarebbe servito per farle comprendere meglio le modalità del mio intervento.

Carmela è venuta da me dopo una settimana dalla telefonata e dopo aver letto il libro.

Ha dichiarato subito che il libro le ha aperto la mente e ispirato molta fiducia perchè questa dovrebbe essere una tecnica miracolosa. 

Mi ha spiegato la sua esperienza con altri terapeuti, le sue problematiche personali e le relazionali in famiglia e sul lavoro. 

Il rapporto coi genitori, e soprattutto, quello con la madre, è risultato abbastanza complesso in quanto risente di un  accollo di preoccupazioni, che Carmela si assume inconsapevolmente, per mantenere il legame tra i genitori così com’è.

La formulazione della problematica non può essere spiegata ma può essere rielaborata sotto forma di prescrizione paradossale.

La prescrizione è consistita nel fatto di introdurre una ulteriore preoccupazione, cioè quella di stare attenta a non guarire troppo velocemente per non rischiare di compromettere l’attuale assetto.

Nella tradizione della scuola Strategica di Palo Alto, questa riformulazione funziona come una ristrutturazione dell’attuale parte del sintomo.

Alla fine della seduta le ho prescritto il Diario di bordo (Nardone, Watzlawick, 1990) che consiste nella trascrizione precisa su un taccuino  degli effetti emotivi, (come agitazione, aumento del battito e della frequenza cardiaca, di eventuale confusione,ecc.) della data, dell’ora, del luogo, della presenza di chi, ogni volta che stava per presentarsi l’attacco.

Inoltre, ho prescritto alla paziente di pensare almeno due volte al giorno, che non possiamo correre troppo altrimenti la madre potrebbe ammalarsi.

La terza ed ultima prescrizione consiste nel mettere in forma scritta la risposta a questa domanda:”Quali problemi dovresti pensare di risolvere quando questo attuale sarà andato via?”. 

La volta successiva Carmela, in seduta, mi ha riferito che non era riuscita che a trascrivere pochissime volte quello che le avevo prescritto di trascrivere quando si sarebbero fatti sentire i sintomi del panico.

Con rammarico mi ha detto di avere svolto il compito solo due volte e in modo molto incompleto.

Alla mia richiesta se le cose stessero andando meglio per quanto riguardava le tensioni e l’ansia per i prelievi, mi ha risposto che nelle due settimane in cui ha svolto questo compito le cose erano andate molto meglio al punto che si erano molto ridotti.

Le sedute con Carmela si stanno svolgendo in queste settimane.

Siamo alla quarta seduta e la problematica è già del tutto scomparsa. Ci stiamo occupando ora, di risolvere qualche problematica ulteriore uscita nella valutazione del rapporto col compagno.

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