richard gereE’ forse la moda del momento. Ci si rivolge a qualcuno appellandolo con il termine narcisista per voler dire tutto e per voler dire niente.

Un termine a schema libero

nel senso che ognuno lo riempie dei significati che vuole.
Ci si riferisce ad un amico o a qualcuno bonariamente per dirgli “incorreggibile narcisista”, nel senso di una persona che pensa a se come a qualcuno che vale e tende a manifestare questa qualità a scapito degli altri.
In termini bonari come a “un briccone che pensa solo a se stesso”.
Nei rapporti sentimentali e nelle relazioni sono più spesso le donne a riferirsi agli uomini appellandoli come narcisisti quando hanno la percezione di non sentirsi importanti e declinando nei loro confronti appellativi spesso spregevoli.
Questa versione popolare del narcisismo, di cui se ne può trovare traccia nei profili descritti per alcuni segni zodiacali, sfocia in un ben più sostanzioso giudizio quando ci si sente contrariati, osteggiati e si esprime ai suoi massimi livelli come conseguenza di un abbandono subìto. Allora ci si riferisce a loro cercando le parole più scientifiche e “oggettive”, copiandole magari da qualche autore specializzato o riferendo del Disturbo narcisistico di personalità descritto dal DSM (Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali) .

E’ solo quando il rapporto diventa più difficile e i debiti accumulati diventano tali da mettere in bilico il rapporto che ci si sfrena in definizioni quanto più tossiche e con le intenzioni di colpire quanto più a fondo. Quanto più il testo è aderente alle proprie idee personali tanto più è accolto come se fosse un testo sacro. “Guarda questo, dice in bella forma proprio le cose che penso”.

E’ quindi quel concetto la verità che cercava e che fa propria. Ecco che quella idea e descrizione diventa un atto d’accusa che si attaglia con precisione al malcapitato e si è pronti a sceglierlo e a scaraventarlo come fosse un dardo di sicuro effetto.

L’atto d’accusa scarica il mandante da ogni responsabilità. “Tuttalpiù dovremo fare qualche seduta dallo psicologo”.

Tante persone con l’intenzione di affrontare e risolvere una buona volta il loro problema leggono molto, anche letture specializzate e di queste mantengono l’aspetto descrittivo ed esperienziale e si illudono che così facendo (cioè spingendo la responsabilità quanto più sull’altro) stanno risolvendo il loro problema.

monroe e millerEbbene, oggi voglio spezzare una lancia a favore dei narcisisti domestici, quelli che nemmeno si sognano cosa riserverebbe loro il DSM.

Si tratta di un disturbo che colpisce uomini e donne ma sembra, invece, che per molte donne siano solo gli uomini ad esserne coinvolti. Un amico mi ha chiesto proprio questo qualche giorno fa: “ma, il narcisismo è un profilo solo maschile?”. La risposta fu appunto che per le donne viene ritenuto un “difetto” normale. Cosa non si perdona ad una donna affascinante col difetto di essere pretenziosa, vanitosa e arrogante ? 

Questi signori e queste signore andrebbero per lo meno informati poiché dovranno sapersi difendere all’occorrenza.

Se do un occhiata alla mia esperienza sembra che molti di questi uomini hanno solo la metà dei difetti di cui le loro donne l’accusano e che spesso vengono da queste accusati. Hanno probabilmente il torto di avere scelto quella compagna con gli stessi difetti che esse stesse deprecano.

Forse il problema più importante non è il rispetto e la buona intesa, il problema più importante potrebbe essere, come spesso mi è capitato di osservare, la ipersensibilità alla critica o suscettibilità alla critica quello che spesso viene descritto come permalosità. La suscettibilità alla critica è un difetto correggibile, basta riconoscerlo come difetto personale nella comunicazione.

A guardar bene si tratterebbe, ancora una volta, di processi mentali che attribuiscono all’altro le stesse paure che si temono nei loro stessi confronti. Per cui l’attenzione rivolta a difendersi si esprime in atti d’accusa continui e ad attribuire all’altro i difetti che non si vuole dichiarare possederne a iosa. Lo dice anche Cristo di guardarsi prima la propria trave e poi la pagliuzza degli altri.

A questo meccanismo difensivo gli specialisti danno il nome di proiezione e nei casi più gravi di identificazione proiettiva. E’ molto semplice. Talvolta queste persone fanno un doppio salto logico attribuendo all’altro anche il meccanismo difensivo di cui si servono spudoratamente. In questo modo avrebbero risolto anche questo loro problema: “Sei uno sporco narcisista e proietti su di me le tue frustrazioni!”.

Ci sono casi in cui il soggetto usa un vocabolario quanto più specializzato per attribuire agli altri significativi tutti i meccanismi difensivi di cui sono portatori, anche quello della negazione. (Spesso sono psicologhe).
In più di una occasione si tratta quindi di un disturbo della comunicazione.

Non potremmo esistere senza comunicare

Ecco perchè disturbi gravi della comunicazione si riferiscono al personale modo di pensare. Ovviamente il modo di pensare andrebbe corretto ma ci sono a volte decine di anni da correggere.

Il narcisismo quindi, molto maccheronicamente, potrebbe riferirsi ad un modo di pensare e quindi di essere. Per correggerlo – sia negli uomini che nelle donne – ci vorrebbe un impegno serio a provare a cambiare il proprio modo di pensare. Cosa dimostrata possibile con un paio d’anni di psicoterapia ben fatta.
Il disturbo è quindi la conseguenza di un modo di pensare secondo alcune abitudini disfunzionali acquisite nella fanciullezza e in adolescenza in un contesto con metodi educativi e modelli di riferimento specifici. Non si tratta di una condizione conseguente a trauma se non nella misura di una educazione repressiva, autoritaria e con modelli concettuali di riferimento particolari.

Il narcisista oggetto degli strali coniugali è stato tuttavia scelto tra gli altri per le sue caratteristiche non solo fisiche (in genere sono di bell’aspetto) ma anche rassicuranti e protettivi. La prima scelta si riferisce quindi a requisiti fondamentali ma il narcisista sa mascherare bene, anzi, si esibisce in performance comportamentali e in parate proprio come fa il pavone quando mostra la bella coda a ventaglio sgargiante (una caratteristica molto comune nelle donne).

Il termine narcisista viene usato sempre al maschile anche se interessa e coinvolge entrambi i sessi.

clooneyLa seduttività è il gancio a cui si afferra immediatamente la vittima che manifesta una sensibilità particolare per tali attributi.

A sua volta la preda (che preda non è se non nella misura di avere a sua volta una particolare attitudine altrettanto disfunzionale) propone come gancio corrispondente una immagine di se complementare: bisognevole di cura e disposta alla sottomissione. Ciò corrisponde alla risposta in termini di desiderabilità di accudimento e di fedeltà incondizionata e talvolta di servilismo.

Ma la brace è fuoco sotto la cenere

Il gioco del narcisista è facilmente svelabile; più succube è il comportamento corrispondente che diventa pretestuoso e zelante. I pensieri corrispondenti sarebbe troppo lungo cercare anche solo di riassumerli e potrebbero essere oggetto di un intervento ulteriore.

L’idealizzazione è dunque in azione alla grande.

In entrambi.

Ma gli effetti saranno presto evidenti e alla ribalta farà presto a salire la svalutazione.
Tempo 5-6 mesi e il rapporto sarà testimone delle prime schermaglie. Esse avvertono dell’impellenza della delusione. Frustrazione per il malcontento che all’inizio della svolta si cela ma si gonfia. Gli effetti possono rivelarsi dirompenti e a volte catastrofici. Di certo è il rimbeccarsi per un nonnulla.
I significati negativi, nascosti per lungo tempo provocano dialoghi interni che si alimentano del pregiudizio proprio in quanto non hanno avuto il modo di svelarsi e diventare oggetto di confronto.
Si sganciano bombe micidiali. L’accumulo di paziente rabbia in quanto fintamente accondiscendente, agisce nell’ombra. Questa si trasforma in dolore, sofferenza e da luogo a risposte istintive non mediate.

Ma torniamo alla nostra analisi dell’uso che se ne fa spesso del termine narcisista. L’uso anche improprio che se ne fa può rivelarsi deleterio in quanto fornisce una condizione di rinuncia, assolutista e deleteria che non può fornire un contributo al cambiamento. In quanto di questo si tratta.

L’uso del linguaggio definisce il significato o i significati di un termine. Ebbene l’uso che spesso se ne fa del termine narcisista porta o ad una sottovalutazione o ad un atteggiamento di fatalità dove nessuno potrà mai farci nulla. La descrizione tratteggiata sopra in termini cognitivi e comportamentali fornisce una sponda per il cambiamento.
Questo è comunque un messaggio che rivolgo specialmente a quegli psicoterapeuti che con il loro modo di affrontare questa problematica non offrono la possibilità di un cambiamento al narcisista o al border line che gli si rivolge e si affida.
Dunque, perchè penso che l’uso e spesso l’abuso del termine è deleterio o spesso inutile e non serve per ricomporre il conflitto e stabilire una relazione fondata su diversi presupposti e principi?
– perchè chi l’usa se ne fa molto di frequente un alibi per scaraventare sull’altro ogni responsabilità;
– perchè crea dei pregiudizi nei confronti dell’altro, come a dire: “non farai mai niente di buono perchè sei così”;
– perchè, invece di trovare i difetti dell’altro come una giustificazione ai propri, bisognerebbe partire da sè per incominciare a cambiare;
– perchè nonostante si parti da sè, se l’altro ha un disturbo importante (dipende da caso a caso e ci vuole il parere di un esperto) bisogna meglio definire il rapporto;
– perchè bisognerebbe abbandonare l’idea che i disturbi psicologici come i disturbi cosiddetti di personalità siano unici e uguali per tutti e non invece definiti per ciascuno in termini operativi altrimenti il cambiamento sarà impossibile perseguirlo.
E’dunque un pregiudizio quello che accomuna tutti dentro un unica diagnosi. E’ forse questo il maggior problema della psicoterapia. Diventa una vera e propria credenza anche per diversi addetti ai lavori. Una credenza difficile da sradicare. Bisogna incominciare a disfarsene se vogliamo intraprendere una strada per il vero cambiamento.
E’ questo quello che penso.