Siamo di nuovo in lock down anche se molte persone vanno a lavorare e i negozi sono aperti.
Non è come in primavera, adesso è autunno e sta per venire l’inverno. Dicono che il freddo favorisce il contagio.
Molti non sanno nemmeno più cosa fare e sono stanchi. Comunque, le cose non vanno bene come prima.
Fra meno di un anno arriveremo a guardare questo momento come a un momento di sacrifici, privazioni e paura ma quello che ricorderemo di più saranno i momenti col fiato sospeso e quella atmosfera di tensione e angoscia.
      “Non voglio più sentire notizie su questo virus, basta! Chiudo tutto…”, dice qualcuno con il tono della voce insicuro. Il senso e il significato sono evidenti: vogliamo evitare almeno l’angoscia, quella paura senza oggetto e senza finalità verso la quale senti di non poterci fare nulla, ti senti impotente. Dipende dagli altri e non dipende da te; tu stai facendo tutto quello che ti chiedono da mesi.
Se facciamo un concorso delle parole, quelle più gettonate sarebbero di certo angoscia e panico. Oggi però, dobbiamo domandarci: come si fa per sfuggire a queste condizioni che sono due figlie della paura?
Mentre per la paura basta reagire e una volta riconosciute le cause poi va via, per l’angoscia non è così, non è così facile. L’ho già accennato prima, l’angoscia è una paura senza scopo e senza ragione, è un malessere di cui non si conosce la fonte e per questo non si può contrastarla coi mezzi conosciuti come si fa invece per la paura. Perciò, l’angoscia resiste e può diventare una condizione stabile di malfunzionamento di tutto l’organismo.
Il panico è un altro figlio della paura. Il panico si esprime in situazioni particolarmente allarmanti e si manifesta in modo più acuto. Ma non è come la paura sebbene nasca da essa.
      Il panico si manifesta con un oggetto, una causa. Si esprime con mezzi esasperati e conduce alla perdita della coerenza, alla confusione totale e tende a portarci alla fuga. In preda al panico la persona non si domanda cosa può fare per sfuggire o se una via di fuga è meglio di un’altra.
L’individuo reagisce senza fare ricorso alla mente ma sulla base di una pulsione. Avere una crisi di panico significa attivare le vie percettive e sensoriali e non quelle cognitive come invece avviene nel caso della paura. Ecco perché per combattere il panico non occorre nessun modo per mettere la persona in grado di decidere. Per decidere ci vuole la ragione e la persona sotto panico non ragiona.
Con il quadro appena delineato cosa pensate che viva a livello emotivo la persona che è indebolita dai messaggi di paura che giungono da tutte le parti?
La prima cosa da fare per coloro che hanno responsabilità pubbliche come i politici e i giornalisti è di evitare assolutamente i toni catastrofici e drammatici. Non solo. Bisogna dislocare guarnigioni di psicologi che in ogni dove e con tutti i mezzi diffondano la speranza, il buonsenso, la buona comunicazione.
Quando parliamo di sostegno psicologico ci riferiamo ai mezzi comunicativi che aiutino le persone che hanno bisogno di prevenire il malessere che si sta esprimendo in questi momenti, principalmente in stati di angoscia e di panico. Utilizziamo questi termini da ora in poi, facciamolo con consapevolezza. Ciò vuol dire prima di tutto essere di aiuto e di appoggio per gli altri.