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Impotenza: può essere appresa

 

AutostimaL’impotenza può essere appresa. L’ha dimostrato Martin Seligman nel corso di studi trentennali e descritto nel suo libro “Imparare l’ottimismo”.
Ciò, ovviamente, avviene di solito nell’infanzia quando il bambino viene sottoposto a regimi educativi autoritari o contraddittori. Ma anche da adulti si può apprendere l’impotenza se si viene sottoposti a condizioni di pesanti privazioni della libertà individuale o a traumi.
Per Martin Seligman l’impotenza è lo stato psicologico in cui niente di ciò che decidi di fare ha un effetto su ciò che ti accade.
Ogni bambino nasce impotente. Compito dei genitori è quello di farlo crescere conducendolo via via ad acquisire un certo potere sulla realtà.
Quando ero piccolo pensavo che tutti dovessero ritirarsi a casa di sera poichè non era concesso rimanere fuori oltre una certa ora. Una presunta autorità gestiva tutto questo come in un permanente regime di coprifuoco.
Alcuni modi di pensare possono rappresentare indizi di come un bambino percepisca la realtà con diverse forme di impotenza.
seligmanLa tendenza allo scoraggiamento e all’auto-denigrazione porta ad aspettarsi più facilmente guai e catastrofi. Le persone tendono ad anticipare gli eventi secondo una sequenza che determinano loro stesse, con il loro pensiero negativo, come una profezia che annuncia il suo avverarsi.
Viceversa, attendersi ragionevolmente un risultato positivo, un evento favorevole tende a procacciarsi conseguenze positive sia per le condizioni favorevoli che si crea intorno una persona positiva, sia perchè anticipa con il suo entusiasmo da ottimista un esito positivo.
Nell’uno e nell’altro caso l’effetto è molto influenzato dall’umore che accompagna l’attesa. Persone ottimiste accolgono anche in modo diverso gli esiti di sconfitta e di delusione. Mentre negli ottimisti queste emozioni hanno breve durata e intensità, nei pessimisti e nei depressi gli effetti si fanno sentire con sofferenze lunghe ed esiti sconfortanti che condizionano ogni aspetto della vita e della personalità.

La “Profezia che si auto avvera”
Un antico racconto indiano parla di un uomo che andava per le strade facendo strani segni. Quegli strani movimenti sembrava volessero scacciare qualcosa mentre in realtà non c’era assolutamente niente e nessuno da scacciare poichè non si vedeva niente o nessuno nei paraggi. Un ragazzo allora si decise e domandò all’uomo quale fosse il motivo di quegli strani movimenti. L’uomo rispose che in quel modo “scacciava gli elefanti. “
“Ma come”, si affrettò a rispondere il ragazzo, “quì non ci sono elefanti da scacciare”.
“Per l’appunto”, rispose l’uomo, “li tengo lontani con i miei movimenti. Stò, infatti, scacciando gli elefanti, come ti avevo detto.”.
Questa storiella è emblematica di ciò che viene spesso definito “La profezia che avvera se stessa”.
Vi sarà capitato di avere un presentimento, una intuizione che vi ha talmente condizionati che non avete smesso di pensarci. Alla fine il timore e la preoccupazione vi hanno spinti ad anticipare un fallimento o a crearvi comunque un’ aspettativa negativa per qualcosa. Il pensiero di un evento negativo può influenzarvi a tal punto da anticipare voi stessi quel danno che volevate allontanare.
Molte persone pessimiste sono vittime dei loro stessi modi di pensare: si raffigurano tragedie quando invece possono anticipare una realtà immaginata meno negativa. Tra tutti i pensieri che possono scegliere di pensare, tra tutte le alternative che si possono prospettare di un evento futuro imperscrutabile, scelgono quasi sempre quello maggiormente negativo. Anche quando interpretano il pensiero degli altri sono pronti ad immaginare l’aspetto maggiormente deleterio per sè. Attribuiscono significati peggiori anche quando il protagonista non ci pensava proprio.
bambini a scuolaGli effetti di una educazione ricevuta dai figli di persone che sono vittime della profezia che si auto avvera possono sortire risultati alterni. Spesso sono vittime loro stessi di una scarsa fiducia in sè.
Quei bambini che non dispongono di una buona autostima hanno certamente una storia di fallimenti alle spalle. Questi fallimenti possono, in gran parte, derivare da un pensiero distorto su di loro e loro in relazione con il mondo. Successi e fallimenti hanno una interpretazione. Talvolta vengono minimizzati i fallimenti e accentuato il valore del successo. Talaltra avviene il contrario: i fallimenti assumono una importanza fondamentale e rimangono indelebili mentre i successi vengono minimizzati e tendono a scomparire dalla memoria. In questo modo (e ciò avviene molto presto nella storia di ognuno di noi) si rinsaldano veri e propri schemi mentali di sè rispetto al successo e al fallimento. Il resto lo fanno le abitudini a pensare in questo modo e il contributo del contesto che tende a confermare secondo le modalità oramai famose della “profezia che si auto avvera”. La tendenza allo scoraggiamento e all’auto-denigrazione porta ad aspettarsi più facilmente guai e catastrofi.
bimbo e adultiLe persone tendono ad anticipare gli eventi secondo una sequenza che determinano loro stesse, con il loro pensiero negativo, come una profezia che annuncia il suo avverarsi. Viceversa, attendersi ragionevolmente un risultato positivo, un evento favorevole tende ad annunciare per sè conseguenze positive sia per le condizioni favorevoli che si crea intorno una persona positiva, sia perchè anticipa con il suo entusiasmo da ottimista un esito positivo.
Nell’uno e nell’altro caso l’effetto è molto influenzato dall’umore che accompagna l’attesa. Persone ottimiste accolgono anche in modo diverso gli esiti di sconfitta e di delusione. Mentre negli ottimisti queste emozioni hanno breve durata e intensità, nei pessimisti e nei depressi gli effetti si fanno sentire con sofferenze lunghe ed esiti sconfortanti che condizionano ogni aspetto della vita e della personalità.
Il fenomeno è importante in quanto è in grado di creare vere e proprie abitudini o abiti mentali i quali definiscono a loro volta atteggiamenti culturali e familiari. Il ricorso a un pensiero distorto su di sè e sul proprio ambiente tende a generare l’evitamento.
L’evitamento è la forma di comportamento più comune tra le persone fobiche. All’origine di una cattiva stima di sè c’è quasi sempre il peso di una inadeguata educazione ricevuta nell’infanzia. L’abitudine ad evitare di affrontare ritenendosi incompetente, attiva ben presto nella vita di una persona la paura di fallire in un compito.
Nella concezione di ogni bambino si struttura molto presto l’idea di valore come persona in grado o non in grado di svolgere certi compiti.

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