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C.G.Jung

download (10)La visione di C.G. Jung.

Sia Freud che Jung all’inizio del loro rapporto, concordarono pienamente nell’attribuire all’inconscio una fondamentale importanza nella genesi e nel trattamento della malattia mentale. Il disaccordo emerse invece in merito alla centralità che Freud attribuiva al sesso e al modo in cui l’inconscio si delineava durante le varie tappe dell’evoluzione.
Nei primi anni del secolo Jung si dedicò alla registrazione del contenuto delle allucinazioni e delle manie degli schizofrenici, rimanendo particolarmente colpito dal riproporsi dei medesimi contenuti in individui diversi e dalla loro somiglianza con quelli dei miti di culture diverse e lontane tra loro.

Jung si convinse perciò dell’esistenza di strutture universali nella mente dell’uomo che costituiscono la base di ogni esperienza per cui coniò il termine inconscio collettivo.

Mentre Freud assumeva che il nostro patrimonio mentale viene acquisito da ciascun individuo nel corso del suo sviluppo, Jung sosteneva che le caratteristiche psichiche essenziali che contraddistinguono l’essere umano sono già presenti alla nascita. A questi attributi tipici della specie umana diede il nome di archetipi.
Gli archetipi sono per Jung alla base di tutti i fenomeni più comuni dell’esistenza umana. In quanto strutture innate, gli archetipi posseggono la capacità di originare, controllare e mediare esperienze e comportamenti caratteristici e comuni a tutti. In particolari occasioni, gli archetipi generano pensieri, immagini, sentimenti e idee che appaiono fondamentalmente simili in individui diversi, indipendentemente da variabili quali classe, razza, religione, posizione geografica e periodo storico. Gli archetipi possono essere considerati entità biologiche evolutesi nel corso della evoluzione biologica.
Con la teoria degli archetipi e dell’inconscio collettivo, Jung non intendeva negare l’importanza dell’esperienza personale nello sviluppo individuale, ma si rifiutare di accettare che tale sviluppo avvenisse unicamente attraverso l’esperienza e l’apprendimento. Per Jung il ruolo dell’esperienza personale è quello di sviluppare ciò che già esiste, in potenza, fin dalla nascita; in altre parole è quello di attivare l’archetipo già presente fin dalla nascita. (A. Stevens: Il nemico ha la coda).

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