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Insegnare la compassione

insegnare la compassioneLa società può essere migliorata e noi stessi dare un buon contributo.. Gli studi sulla mente e sul suo organo, il cervello, ci dicono spesso che potremo essere più felici se impariamo ad usarlo nel modo giusto e appropriato.
Prendiamo in considerazione una ricerca sul comportamento e sul pensiero mediante stimolazione e registrazione dell’attività cerebrale. I risultati di questi esperimenti ci inducono a credere che i sentimenti sociali quali la compassione e l’ammirazione, possono non solo essere indotti ma favoriti dal tipo di rapporto sociale che sviluppiamo.
Vi anticipo che se la nostra famiglia prima e la nostra società poi premiasse di più questi sentimenti quando affiorano in noi e nei nostri figli, saremmo certamente migliori e costruiremmo noi stessi una società migliore.
La prima volta che mi sono soffermato sul termine compassione, lo aveva appena pronunciato l’ex presidente USA Bush figlio: compassionable. Mi sono trovato a leggere successivamente il libro di A. Damasio Il sè viene alla mente, ed ho appreso alcune cose che voglio condividere con voi.
A un certo punto l’autore scrive: “I sentimenti definiscono la qualità di una cultura” e “se deve essere emulata la compassione va ricompensata”. Queste affermazioni possono apparire incomprensibili e perciò hanno bisogno di una spiegazione. Come si può ricompensare la compassione? L’autore impostò uno studio dove i soggetti provavano i sentimenti di compassione e ammirazione ciascuna in due modalità: ammirazione per atti virtuosi (per esempio un grande atto di generosità) o l’ammirazione per atti di virtuosismo (per esempio prestazioni atletiche impressionanti o esecuzioni musicali di solisti). Gli scenari della compassione erano distinti in scene o racconti di dolore fisico (per esempio quella rivolta ad una sfortunata vittima di incidente stradale) e quella per chi versa in situazioni difficili sul piano psicologico e sociale (nei confronti di chi ha perso la casa in un incendio o la persona amata a causa di una malattia di cui non sa farsi una ragione). In tutte le esperienze veniva registrato il coinvolgimento delle aree cerebrali con la Risonanza Magnetica Funzionale. Ebbene l’interessamento cerebrale era molto intenso e interessava le stesse aree di tutte le altre emozioni diciamo così più naturali e istintive come la paura, la felicità, ecc. Ma la cosa più sensazionale fu rilevare che le emozioni sociali dipendono in gran misura dall’ambiente culturale in cui una persona vive.
La compassione provata quando ti rompi una gamba ad esempio, e l’ammirazione perchè hai fatto qualcosa di eccezionale coinvolgono aree cerebrali distinte da quelle coinvolte nell’ammirazione per azioni virtuose e nella compassione per la sofferenza psichica. Con le parole dell’autore: “Il risultato ottenuto ci mostrò che il cervello aveva riconosciuto questi aspetti condivisi – stati fisici in un caso e mentali nell’altro – e, aveva prestato loro un’attenzione di gran lunga maggiore che non alla elementare contrapposizione fra ammirazione e compassione”. L’aspetto della fisicità (capacità/dolore a livello fisico) è riconducibile alla componente legata all’attività muscolo-scheletrica. L’aspetto mentale (sofferenza psicologica/atto virtuoso) è riconducibile ai visceri. Inoltre, la compassione per il dolore fisico evoca risposte più veloci di quella per la sofferenza psicologica e anche le reazioni al dolore fisico sono più rapide. Le risposte alla sofferenza psicologica, invece, impiegano più tempo sia per instaurarsi sia per scomparire e tali processi sono fortemente influenzati dall’esperienza individuale.
Possiamo quindi affermare che i comportamenti ammirevoli possono essere emulati ma ciò dipende dalla particolare cultura. Nelle realtà in cui certi comportamenti esemplari non vengono abbastanza riconosciuti e premiati – come può essere in Italia un giovane che ottiene risultati scientifici eccezionali ma anche imprese di pregio altruistico e morale – essi ricevono un riconoscimento e un coinvolgimento emotivo inferiore. Ciò vuol dire che le aree cerebrali coinvolte possono risentire di un affievolimento da una generazione all’altra. Allora costituirebbe norma morale di una nazione democratica quella che vuole che la compassione venga riconosciuta e ricompensata in modo da riprendere il suo posto tra i valori di quella società in modo da determinare assieme ad altri l’innalzamento della qualità culturale e morale di un popolo.

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