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Il valore terapeutico della confessione

 

Carl Gustav Jung“Non appena la mente umana riuscì a trovare l’idea del peccato, ebbe origine quello che in linguaggio analitico si chiama la rimozione, cioè l’occultamento psichico.
Ciò che è occulto è un segreto , un mistero. L’essere custode di un mistero agisce come un veleno psichico, che rende estraneo alla comunità chi lo custodisce. Questo veleno, in piccole dosi, può essere tuttavia un inestimabile medicamento, o addirittura una condizione indispensabile per ogni differenziazione individuale, tanto che l’uomo, già nel suo stadio primitivo sente perfino l’insopprimibile bisogno di inventare dei misteri, per difendersi mediante il loro possesso dal pericolo, mortale per l’anima, di naufragare nell’incosciente della mera comunità.
A questo istinto di differenziazione servono, come è noto, le diffusissime ed antichissime iniziazioni dei misteri rituali. Perfino i sacramenti cristiani, nella Chiesa originaria, erano considerati misteri; venivano celebrati, come il battesimo in stanze separate e menzionati soltanto con un linguaggio allusivo e allegorico.
Mentre un segreto diviso con altri è giovevole, un segreto esclusivamente personale è nefasto, e agisce come una colpa, che esclude l’infelice possessore dalla comunione cogli altri uomini. Chi conosce il mistero che nasconde ne riceve un danno molto minore che chi, ignorandolo, neppur sa di averlo rimosso dalla sua coscienza. In quest’ultimo caso il contenuto occulto non è più tenuto segreto coscientemente, ma lo si nasconde perfino di fronte a se stessi; esso si stacca dalla coscienza come un complesso indipendente, e nel campo dell’anima incosciente conduce una specie di esistenza indipendente, senz’esser disturbato dall’intromissione e dalla correzione della coscienza.
Il complesso costituisce per così dire, una piccola psiche chiusa in sè, la quale, come ha mostrato l’esperienza, svolge per conto propriio una sua propria attività di fantasia. La fantasia è infatti l’attività autonoma dell’anima, che prorompe dovunque diminuisce o cessa l’inibizione esercitata dalla coscienza, come nel sonno. Nel sonno la fantasia diventa sogno. Ma anche nella veglia noi continuiamo a sognare al di sotto della soglia della coscienza, e questo avviene specialmente grazie a complessi rimossi o altri contenuti inconsci.
Si noti, a questo proposito, che nell’incosciente non sono contenuti esclusivamente complessi che una volta erano coscienti e poi divennero incoscienti per rimozione; l’incosciente ha anche un contenuto suo proprio, che germina da profondità sconosciute, per raggiungere via via la coscienza. Non dobbiamo quindi rappresentarci la psiche incosciente come un semplice ricettacolo di contenuti respinti dalla coscienza.
Tutti i contenuti incoscienti che si avvicinano alle soglie della coscienza dal basso, oppure si sono solo di poco affondati sotto di essa, agiscono di regola sulla coscienza. Queste azioni sono necessariamente indirette, perché il contenuto non appare come tale nella coscienza. La maggior parte dei cosiddetti lapsus o “atti mancati” sono riconducibili a perturbazioni di tal genere così come tutti i cosiddetti sintomi nevrotici che sono tutti di natura psicogena.
Le forme più attenuate della nevrosi sono gli atti mancati della coscienza: per esempio i lapsus linguae, le repentine dimenticanze di nomi e di date,le inattese sbadataggini che provocano ferite o simili, gli equivoci e le cosiddette allucinazioni mnemoniche (quando si ritiene falsamente di avere detto o fatto la tal cosa), le inesatte interpretazioni di ciò che si è udito o letto e così via.
In generale quindi i danni prodotti da un segreto incosciente sono maggiori che quelli prodotti da un segreto cosciente.

Ogni segreto personale agisce come peccato e colpa, anche se tale non è dal punto di vista della morale usuale.
Un’altra forma di occultamento è la ritenzione. Ciò che di solito è trattenuto sono gli affetti. Anche qui bisogna innanzi tutto rilevare che la ritenzione è una virtù utile e salutare; per questo motivo l’autodisciplina è una delle più precoci arti morali e la si riscontra anche tra i popoli primitivi, dove fa parte del rituale di iniziazione, soprattutto nella forma della sopportazione stoica del dolore fisico e morale e dell’astinenza ascetica. Ma qui l’astinenza è praticata entro l’ambito della lega segreta, è una regola di condotta condivisa con altri. Ma se l’astinenza è solamente personale- anche senza nesso con una concezione religiosa – può diventar dannosa, come il segreto personale. Da ciò derivano il notorio cattivo umore e l’irritabilità dei troppo virtuosi. L’affetto ritenuto è parimenti qualcosa che viene celato, che può essere occultato anche di fronte a se stessi; arte questa nella quale eccellono soprattutto gli uomini, mentre le donne, salvo poche eccezioni, temono per loro natura di offendere un affetto trattenendolo.
L’affetto trattenuto ha, come il segreto incosciente, un effetto isolatore e perturbatore, e crea anch’esso una sensazione di colpa. Sembra che la natura, in certo qual modo, se l’abbia a male se noi custodiamo un segreto ignoto agli altri uomini, e si indigni pure se noi celiamo la nostra emozione ai nostri simili. La natura ha a questo proprosito un marcato orrore del vuoto, perciò, alla lunga, nulla è più insopportabile che una tiepida armonia sulla base di affetti ritenuti.
Le emozioni ritenute sono spesso la stessa cosa che il segreto. Ma più spesso non c’è alcun segreto degno di nota bensì soltanto degli affetti inconsciamente trattenuti, che hanno origine da una situazione perfettamente cosciente.
A seconda che prevale il segreto o l’affetto si hanno verosimilmente differenti forme di nevrosi. L’isteria, assai generosa di affetti, è ad ogni modo, principalmente basata sul segreto, mentre il psicoastenico indurito soffre di una disturbata digestione degli affetti. All’azione nociva del segreto la natura reagisce con la malattia; e, beninteso il segreto e la ritenzione riescono nocivi solo quando sono esclusivamente personali. Ma se sono comuni ad altri la natura non se ne adonta, ed essi possono persino diventare utili virtù. Intollerabile è soltanto la ritenzione personale. E’ come se l’umanità avesse un imprescindibile diritto su ciò che vi è di oscuro, di incompleto, di sciocco e di colpevole nell’animo dell’uomo, giacché tali sono le cose che vengono tenute segrete a scopo di autodifesa.
L’occultare la propria inferiorità sembra sia un peccato naturale altrettanto grave quanto il vivere esclusivamente la propria inferiorità. Sembra che l’umanità tutta intera possegga una specie di coscienza, la quale punisce gravemente chiunque non rinunci di quando in quando al virtuoso orgoglio mirante alla conservazione ed alla affermazione della propria persona e non confessi i propri difetti umani. Senza di ciò un impenetrabile muro lo separa dal vitale sentimento di essere uomo fra uomini.
Così si spiega la straordinaria importanza della confessione veridica e non legata a clausole, verità ben nota a tutte le iniziazioni ed a tutti i culti misterici dell’antichità, come dimostra l’antico detto misterico: “abbandona ciò che tu hai, se vuoi ricevere”….”.
“Mediante la confessione io mi rigetto in braccio all’umanità liberato dal carico dell’esilio morale.

Il metodo catartico mira alla completa confessione, e cioè, non soltanto alla constatazione intellettuale di uno stato di fatto mediante la mente, ma anche alla liberazione degli affetti trattenuti, alla constatazione dello stato di fatto mediante il cuore.
Grande è l’effetto di tali confessioni sull’animo ingenuo, come ben si può pensare, stupefacente ne è spesso l’azione salutare.
Ognuno di noi è separato da tutti gli altri da qualche segreto, e sopra gli abissi che dividono gli uomini sono tesi gli ingannevoli ponti delle opinioni e delle illusioni, tenue surrogato del solido ponte della confessione”.

C.G.Jung, 1939

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