Prologo

Se l’inconscio è tanto ampio da contenere tutti i significati conservati nella memoria che si riferiscono alla nostra storia evolutiva, allora il lavoro di interpretarlo e ricostruirlo sarebbe veramente enorme. Anche limitandoci ai soli messaggi non verbali che si rendono evidenti nella comunicazione e che rimangono a noi stessi sconosciuti quando li emettiamo, ma così chiari quando li riceviamo e li interpretiamo, il lavoro sarebbe ancora più improbo.

I segnali della comunicazione

     I segnali della comunicazione possono sembrare chiari solo in apparenza alla nostra coscienza razionale. Il più delle volte si realizza un dialogo diretto tra le persone  fatto di “botta e risposta” a cui noi sembriamo solo spettatori inermi. Di tutta evidenza vi sarà sembrato questo effetto nella comunicazione che ho ricostruito e riportato nel dialogo tra Luisa e Franco nel brano precedente

      Attraverso i messaggi non verbali nella comunicazione si realizzano dispute, scontri, contese e rese di conti di cui a noi ci è dato conoscere solo i risultati.

Quello lì, chi crede di essere?” ; Lei non sa chi sono io” ; Mi sembra di conoscerlo da sempre“,

  sono le frasi che si usano più spesso quando non siete in sintonia con alcuni altri verso i quali maturate aspettative che si rivelano deludenti. 

    La richiesta affettiva delusa

Ci sono periodi in cui avete fatto la seguente esperienza. Vi siete rivolti a loro solamente per spiegare col solo ricorso alla razionalità. Volevate risolvere una contesa sul piano emotivo mentre loro reclamavano solo comprensione e appoggio da parte vostra. Allora vi siete trovati a fare i conti con la loro richiesta affettiva delusa e siete diventati voi stessi l’obiettivo del malcontento.

   Loro volevano esser dati ragione, volevano carezze, solidarietà, accondiscendenza e riconoscimenti.

 

    “In amore le parole non contano, conta la musica.”

    E’ quello su cui bisognerebbe riflettere e studiare ma, invece, pur riconoscendone la giustezza non riuscite proprio a mettere in pratica.

Questa precisazione era d’obbligo in quanto, in assenza delle risposte di adesione al sentimento di accettazione per i vostri cari, vi è spesso la sensazione di “fastidio”.

Il fastidio diventa la risposta aggressiva a un conflitto interno.

    Il risultato sul piano comportamentale di un assurdo.

    Il fastidio è la sensazione per qualcosa che non si sopporta, verso la quale si prova avversione e si desidera che venga smessa.

Mi da fastidio il tuo modo di guardare“, “mi infastidiscono le tue risposte, il tuo ridere di me, la tua voce, le persone stolte“.

Sono le risposte aggressive alla vostra disperazione per non ammettere la vostra impossibilità ad accettare le richieste d’affetto in situazioni che appaiono particolari. Diventa una lotta per il potere, anche nei confronti di chi è più debole o incapace di difendersi.

 Purtroppo, molto spesso l’unica risposta da dare è quella che non date: un abbraccio, un sorriso, una occhiata o un silenzio d’intesa. E’ in questi casi che vi assalgono i rimorsi per qualcosa che sapete di dover dare, che conoscete bene ma non riuscite proprio a dare. Non riuscite a soddisfare le loro attese e con profondo rammarico. Anche questa rappresenta una frustrazione che sul piano affettivo ha risvolti spesso drammatici.

Il fastidio si può provare nei confronti di persone, situazioni o cose rappresentative, pensieri o modi di dire o di fare.

Le reazioni al fastidio vanno da una risposta irritata, ad una preghiera di smetterla a un comportamento passivo e impulsivo, a una reazione smodata, all’aggressione fisica e al crimine.

Le reazioni al fastidio caratterizzano certe persone e ne identificano il carattere o la personalità ma anche stati transitori di insopportazione e reazioni esagerate rispetto  alla provocazione.

    Ognuno ha una soglia di reazione al fastidio e normalmente ciascuno si attende modalità di risposte di coloro che ne sono investite. Allora, si cerca di circoscrivere l’ambito per tutto quello che concerne la conoscenza dell’altro. La soglia sarà più bassa se la reazione è immediata, sarà alta se la reazione alla provocazione è di pazienza e perciò differita nel tempo. Comunque, sembra naturale e fa parte della vita di ciascuno di noi una reazione di fastidio percepita per uno stimolo provocatorio.

    Nei rapporti familiari il fastidio è la causa di molte liti e controversie che portano ad esiti disastrosi. La maggior parte delle liti avvengono per il fastidio per qualcosa che l’altro ha attivato. 

    Il termine “fastidio” sembra non adatto a giustificare reazioni estreme come ad esempio aggressioni fisiche, lesioni gravi e omicidi. Non sembra adeguato giustificarsi con il termine “mi dava fastidio il suo rimproverarmi sempre per cose futili“; “Mi dava fastidio come mi guardava“. “Mi dava fastidio come mi trattava“.

    In tutti questi casi il termine “fastidio” sembra inadeguato a giustificare azioni così estreme. Ma provate a trovarne un’altro.

     In un esperimento fatto coi topi che ricordo dai miei vecchi studi di psicologia sociale, gli animali chiusi in gabbia, per sfuggire a uno stimolo aversivo, fastidioso, come il passaggio di corrente elettrica a basso voltaggio nel pavimento, aggredivano i loro compagni di sventura. Questo esperimento (https://www.psicologo-napoli.it/emozioni-la-teoria-del-juke-box-2/) tendeva a dimostrare che anche le persone, quando vengono costrette in ambienti angusti, come gli animali in cattività, e subiscono provocazioni fastidiose, reagiscono facilmente con aggressività nei confronti dei loro conviventi. Stranamente, più si conoscono meno si sopportano.

   

     La reazione al fastidio è diversa per il tipo di stimolo fastidioso: un  rumore continuo, luci troppo luminose, scarsa possibilità di iniziativa, odori particolari e quant’altro caratterizzano il tipo e l’intensità dello stimolo fastidioso. L’associazione tra stimoli fisici e relazione di antipatia con persone che non si sopportano formano una commistione esplosiva. La vita è infelice e si desidera fuggire da questo ambiente.

     Molti non lo dicono, non riescono o non possono fuggire per impotenza di vario tipo e restano a logorarsi fino alla reazione definitiva. Quando avvengono tragedie riportate alla cronaca nazionale siamo sorpresi per quanta disumanità c’era in quella reazione. Rimaniamo inorriditi e vogliamo sapere. Intanto chiediamo il parere dell’esperto di turno che alla televisione se ne esce con la sua teoria psicologica quando la spiegazione potrebbe essere semplicemente una reazione di fastidio sopportata per lungo tempo.

Non avevamo nulla da sospettare, la persona era rispettabile. Non ce l’aspettavamo“,

è la reazione e il commento dei vicini. La questione del fastidio, la sua intensità, la sua pervasività, nonchè la portata della provocazione, la sua continuazione nel tempo, sono fattori chiave per comprendere.

 

     Penso di farvi cosa gradita se vi chiedo di intrattenervi sui vostri fastidi, ora, secondo la vita che conducete e le persone che frequentate. Siete in grado di riconoscerli e farne una lista a partire dalla più insopportabile? Come avete  reagito ad essi fino ad ora? In quale modo pensate di reagire per liberarvi dei fastidi più importanti? Quali risposte date e quali pensate di dover dare per vivere meglio ? Inoltre, quali sono i vostri progetti per il futuro, cioè come pensate di provvedere qualora arrivaste a definire le vostre risposte non adeguate per qualche ragione ?

Se pensate di avere qualche problema circa la vostra risposta in quanto la ritenete pericolosa, parlatene con un amico o con una persona che è in grado di ascoltarvi e comprendervi. Questo vi farà stare meglio. Se pensate che nessuno possa riuscire a comprendervi scrivetemi.