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I danni della cocaina

Uno studio di imaging effettuato presso il Massachusetts General Hospital (MGH) ha rivelato le anomalie che colpiscono la corteccia cerebrale di soggetti dipendenti dalla cocaina (Le scienze, 2017).

L’analisi ha rivelato come l’abuso di questa sostanza sia correlato a disfunzioni nelle facoltà decisionali collegate a una ricompensa. E sebbene alcune di queste caratteristiche possano riflettere una vulnerabilità innata, altre appaiono essere il risultato di un’esposizione a lungo termine alla cocaina.

Secondo quanto dichiarato Hans Breiter, principal investigator del Phenotype Genotype Project in Addiction and Mood Disorder avviato presso il MGH e coautore dell’articolo apparso sull’ultimo numero della rivista “Neuron”: “Questi dati indicano una sinergia di predisposizioni individuali ed effetti della droga che producono le alterazioni strutturali che abbiamo osservato”.

I dati sembrano suggerire così che una caratteristica chiave della dipendenza – ovvero la riduzione delle attività a cui i dipendenti partecipano – ha una “impronta” neurale che si manifesta come riduzione dello spessore della corteccia nelle regioni frontali del cervello.

”Finora era noto come i soggetti affetti fa dipendenza da sostanza abbiano un giudizio e una capacità di prendere decisioni differente da quella delle persone non dipendenti, ma non era chiaro in che modo questi problemi si correlino ad alterazioni strutturali del cervello.”

Grazie a quest’ultimo studio, si è riscontrato come, rispetto alle loro controparti sane che fungevano da gruppo di controllo, i soggetti dipendenti mostravano un volume corticale significativamente ridotto, in particolare nelle aree coinvolte nei meccanismi di ricompensa e di presa delle decisioni. 

Inoltre, la corteccia di alcune regioni frontali è tipicamente più spessa nell’emisfero destro rispetto a quello sinistro, mentre nei soggetti dipendenti dalla cocaina il rapporto è invertito. (fc)

Alcune parti del cervello appaiono chiaramente danneggiate

Ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno osservato che alcune parti del cervello dei consumatori abituali di cocaina sono danneggiate e appaiono chiaramente diverse rispetto alle equivalenti regioni di individui che non consumano droga. La ricerca è stata descritta sulla rivista «Biological Psychiatry». 

Le differenze si riscontrano in particolare in regioni coinvolte nella presa delle decisioni, negli inibitori comportamentali e nelle reazioni emozionali all’ambiente.

Usando la risonanza magnetica e altre tecniche per studiare il cervello, Teresa R. Franklin ha esaminato 13 uomini che avevano fatto uso di cocaina per un periodo di circa 13 anni. Si è visto così che, in confronto a volontari di controllo, alcune particolari regioni del cervello dei cocainomani hanno meno materia grigia. Il risultato è che le aree coinvolte sono dal 5 all’11 per cento meno efficienti. La ricerca suggerisce che alcuni dei comportamenti che si osservano nei consumatori abituali di cocaina, come la preferenza per le gratificazioni immediate rispetto a quelle a lungo termine, o l’abitudine a comportamenti pericolosi, potrebbero essere il risultato di questa deficienza di materia grigia.

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