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Genitori oppressivi

La storia che segue introduce e affronta il problema dell’autonomia e indipendenza dei figli rispetto ai genitori, anche quando questi lasciano la famiglia di origine per formarne una propria. Affronta e risolve con i metodi della Teoria Breve Strategica.

Una coppia di giovani coniugi riceve dai genitori di lui continue “invasioni di campo” nella loro vita e questo non consente loro la giusta autonomia e indipendenza. Lui, figlio unico, non sa come fare per eludere il comportamento iperprotettivo dei propri genitori che si manifesta in mille modi, ostacolando la crescita della coppia e deve affrontare le proteste di lei che ha chiesto l’aiuto del Brief Therapy Center di Palo Alto in California per essere aiutato a risolvere questo problema.

Il marito non riesce a vedere alcuna soluzione e spiega che da quando è nato i genitori, non solo hanno provveduto ad ogni sua necessità, ma lo hanno anche aiutato e appoggiato in tutti i modi possibili e immaginabili (denaro, vestiti, automobili, un’istruzione di prim’ordine, ecc). Afferma di essere giunto al punto che ogni nuovo dono che riceve dai suoi serve solo a rendere ancor più pesante il fardello già intollerabile di sentirsi così in debito verso di loro. Ma, d’altra parte sa che nulla potrebbe ferirli di più del rifiuto di accettare l’aiuto costante e non richiesto che gli danno, perché sono convinti che per essere bravi genitori bisogna dare continuamente quanto più possibile ai loro figli.

I genitori non erano stati molto contenti della donna che si era scelto come moglie ma subito il matrimonio aveva loro offerto una giustificazione di più per intervenire pesantemente nella sua vita.

Furono loro a scegliere la casa e a dare la caparra per l’acquisto. I genitori presero anche tutte le decisioni per quanto riguardava l’arredamento e perfino la disposizione e il tipo di cespugli e di alberi da piantare nel giardino.

I genitori che abitavano in una città molto distante dalla loro facevano quattro visite all’anno, ognuna della durata di tre settimane, e gli sposi erano giunti al punto di temere queste visite come cataclismi. Quando arrivavano si impadronivano completamente della casa. La giovane moglie veniva bandita dalla cucina ed era sempre la madre a cucinare, a comprare montagne di generi alimentari, a lavare tutto quello che c’era di lavabile mentre il padre puliva e riparava le loro automobili, rastrellava le foglie, potava, falciava l’erba del prato, piantava alberi e strappava le erbacce. Quando uscivano poi tutti insieme non c’era volta che il padre non pagasse il conto.

La coppia afferma di non sapere più che pesci pigliare. Hanno cercato con tutte le forze senza mai riuscirci di ottenere un minimo di indipendenza, ma anche il più lieve tentativo di proteggersi dal dominio dei genitori viene interpretato come un segno di ingratitudine che a sua volta provoca un profondo senso di colpa nel marito e rabbia impotente nella moglie. Per non sentirsi tanto in debito gli sposi hanno provato a mandare ai genitori costosi regali per ricambiare delle gentilezze ricevute, per poi riceverne a stretto giro di posta uno ancora più costoso.

Quanto più cercano di guadagnare un minimo di indipendenza, tanto più i genitori cercano di “aiutarli”.

Entrambi avrebbero voluto tanto che non venissero più trattati come dei bambini  che gli lasciassero il diritto di prendere le proprie decisioni, volevano scegliere da soli il loro modo di vivere.

L’intervento

“Da tutte le informazioni raccolte ci sembrò chiaro (riferisce Watzlawick nel libro) che ogni intervento, per riuscire doveva essere compiuto nell’unico linguaggio che i genitori potessero capire vale a dire che essere bravi genitori era la cosa più importante del mondo. Poiché era imminente una delle visite trimestrali, invitammo la coppia a seguire le seguenti istruzioni.

Finora avevano cercato di fare tutto quello che potevano perché i genitori trovassero il meno possibile da pulire, mettere in ordine, migliorare. Questa volta dovevano interrompere le pulizie di casa qualche giorno prima della visita, fare in modo che si accumulassero quanti più panni sporchi era possibile, smettere di lavare le automobili e lasciare i serbatoi quasi vuoti, trascurare il giardino, svuotare il frigorifero e la dispensa. Non dovevano riparare nessun guasto (per esempio rubinetti che perdevano, lampadine fulminate, ecc.). Non solo non dovevano impedire che i genitori pagassero i generi alimentari, i conti del ristorante, i biglietti del teatro, la benzina, ecc., ma anzi dovevano aspettare senza agitarsi minimamente finché i vecchi non tirassero fuori i soldi e non pagavano tutto quello che c’era da pagare.

La moglie doveva innalzare pile di piatti sporchi in cucina e aspettare tranquillamente che li lavasse la suocera; il marito doveva leggere o guardare la televisione mentre il padre sfacchinava in garage o in giardino.

Insistemmo su un divieto: non dovevano tentare in nessun modo di far ammettere ai genitori che i figli hanno diritto alla loro indipendenza. Dovevano accettare tutto ciò che i genitori facevano per loro come una cosa naturale e dovevano ringraziarli senza troppo calore. 

Eseguirono le istruzioni e quando vennero per la seduta successiva dissero che i genitori avevano abbreviato la loro visita. Prima di partire il padre aveva preso da parte il figlio e gli aveva detto con tono amichevole ma deciso che lui (il figlio) e la moglie erano stati troppo vezzeggiati, che si erano troppo abituati ad essere serviti e mantenuti dai genitori e che era ormai tempo di comportarsi più da persone mature e di dipendere meno dai genitori.

(Da “Change”, di P. Watzlawick el Al. 1974)

 

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