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Esperienza Emozionale Correttiva

Con “Esperienza Emozionale Correttiva” si intende l’esperienza, naturale o psicoterapeutica, di esporre il soggetto o il paziente a situazioni emotive che lui non poté affrontare nel passato ma che potranno farlo uscire da un problema psicologico importante.
La nuova circostanza in un setting psicologico potrà metterlo in grado di riparare l’influenza traumatica di esperienze precedenti.

 Nella stanza dell’analisi si realizza il transfert, cioè i sentimenti e le emozioni che il soggetto ha vissuto con un suo genitore, vengono spostati  da una relazione significante passata in una relazione interpersonale attuale.

Franz Alexander ha valutato le conseguenze dell’importanza emotiva dell’esperienza transferale. La condizione rievocherà ora al soggetto le circostanze traumatiche con un genitore in una nuova dimensione di accettazione in modo da metterlo in grado di padroneggiare il conflitto fino a quel momento irrisolto.
In molti casi, l’atteggiamento diverso da quello che il genitore aveva assunto verso il bambino nella situazione conflittuale originaria, mette il paziente in una realtà espressiva nuova. Così, mentre il paziente continua ad agire secondo modalità transferali non più attuali, le reazioni del terapeuta gli mostrano l’accettazione della persona nella situazione reale. In questo modo il terapeuta ha l’opportunità di aiutare il paziente sia a vedere intellettualmente che a sentire la irrazionalità delle sue reazioni emotive.

La condizione dell’ Esperienza Emozionale Correttiva fu introdotta da Alexander negli anni ’30 del novecento ed ebbe una certa risonanza nel mondo psicoanalitico di allora in quanto rigettava in soffitta il metodo delle libere associazioni e l’obiettivo di ricercare il trauma analizzando l’inconscio, come era successo con Freud.
L’esperienza emozionale correttiva ha dato luogo, sia nella vita reale che in contesti di psicoterapia, a cambiamenti a volte sorprendenti.


Nel romanzo di Victor Hugò “I miserabili”, viene descritta la conversione del pericoloso delinquente Jean Valjean in seguito all’incontro di costui con il vescovo. Valjean aveva rubato l’argenteria al prelato e quando venne catturato e portato al suo cospetto, l’uomo volle mostrare all’ex carcerato la sua bontà negando che fosse stato lui a commettere il furto e assumendo una espressione nei suoi riguardi di rispetto e comprensione.

La gentilezza del vescovo procurò a Valjean sensi di colpa e gli aprì la possibilità di ritenere che il mondo non fosse fatto solo di cattiveria e cinismo. Egli subì un drammatico cambiamento di personalità a causa della straordinaria e inaspettata gentilezza del vescovo. Il cambiamento si rivelò in una esperienza successiva.
Jean Valjean si trovava in strada e, come era solito fare, sottrasse una moneta da due franchi al piccolo Gervasino che si guadagnava da vivere suonando l’organetto. Improvvisamente ebbe un impeto di pietà e si rese subito conto che stava facendo qualcosa di ignobile. Il suo pentimento non avvenne se non dopo qualche esitazione durante le quali si sentì come stordito. Resosi conto,corse dietro al ragazzo in uno sforzo frenetico di trasformare in bontà il suo orrendo gesto, ma non riuscì a trovarlo.

L’inizio della sua conversione era avvenuta tramite dei comportamenti che oggi potremmo definire col termine introdotto da Alexander: Esperienza Emozionale Correttiva.
L’atteggiamento inatteso del vescovo creò nell’uomo Valjean una emozione particolare in contrasto con quanto fino a quel momento era rappresentato nelle sue convinzioni. Il momento inatteso creò nella sua mente una confusione tra ciò che fino a quel momento erano stati i suoi valori e i significati che aveva attribuito al mondo intorno a se. Venne messo in crisi quel mondo che non riusciva più a sostenere le sue nuove convinzioni, cioè che nel mondo ci può essere il bene e gli slanci di affetto senza tornaconto.
L’immagine della figura del vescovo assunse un nuovo significato avvincente ed esemplare.

L’ex carcerato incominciò da quel momento il suo percorso trasformativo grazie a quella che Alexander definisce una esperienza emozionale correttiva ante litteram in quanto fu concepita dalla mente di Victor Hugò nel 1862, cioè circa 60 anni prima che venisse studiata dagli psicologi.

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