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Encopresi: il piccolo Michele

Accettare l'autonomia dei figli1La signora M. B. si presenta alla consultazione e riferisce circa le difficoltà del figlio a ritenere feci e urine in diverse occasioni durante la settimana.
La signora vive da sola con il figlio, Michele, in quanto separata dal marito che si è rifatto una nuova famiglia.
Durante il primo colloquio, al quale era presente il nuovo compagno della signora, ella riferisce che i problemi del piccolo Michele possono attribuirsi in minor misura all’abbandono del padre, avvenuto tre anni prima e, soprattutto, alla morte della nonna materna del bambino e alla recente nascita della figlia del padre del bambino.
La signora sembra mostrare ancora i segni della perdita della propria madre e si rammarica del cattivo rapporto con suo padre che, invece, il bambino “adora”.
Michele è un bambino di 5 anni e 7 mesi e frequenta la scuola dell’infanzia.
A scuola, Michele, sembra conseguire buoni risultati cognitivi ma, alle maestre appare spesso disattento e confusionario.
Michele vede il padre regolarmente a casa di costui dove incontra il figlio quattordicenne dell’attuale compagna e la “sorellina”, nata recentemente dal rapporto del padre con l’attuale compagna. In questo periodo il bambino incontra qualche problema di relazione col padre, sembra, in concomitanza con la nascita della sorellina.
I rapporti della madre di M con l’ex marito non sono mai andati bene da dopo la separazione. A detta della signora l’uomo mostra ancora molto astio nei suoi confronti per cui comunicano solo raramente e per telefono, per rinfacciarsi gli errori educativi, come nell’ultimo episodio accorso in cui il padre ha accusato il figlio di “essere un bambino cattivo”.
La signora M. sta vivendo una condizione di crisi dopo i vari eventi luttuosi che ha subito. Si sente affranta e senza prospettive. Ciononostante si dedica al figlio costantemente e cerca con lui un dialogo di cui spesso non è contenta. Infatti, si lamenta del fatto che il figlio non racconta quello che fa a scuola e si mostra molto restio a raccontare quello che fa quando sta a casa del padre. Inoltre è costernata e preoccupata perché Michele le ha detto poco tempo fa che l’odia e vorrebbe la sua morte.
Il bambino, dal canto suo, si trova tra “due fuochi”: da una parte il padre dal quale non si sente molto accettato e dall’altro la madre che appare triste e delusa e, per questo, vorrebbe preservare da altro malessere tenendo per sè le cose brutte.
Durante i colloqui avuti con Michele, il bambino ha evidenziato molto spesso il tema del “segreto”, cioè il tenere nascosto le cose e i pensieri e, a volte, anche facendo ricorso ad “astuzie” e fraintendimenti, ha eluso le domande che gli ponevo.
La rappresentazione della famiglia per Michele è stata oggetto di ricerca. Nei disegni egli appare costantemente assieme ai genitori. Il padre assume la figura preminente ma nella descrizione, il bambino è molto restio a parlarne. Nelle situazioni di pericolo il bambino non si affiderebbe a lui ma alla sua stessa fantasiosa forza di “combattere e uccidere i nemici”.
Nel gioco Michele vuole dominare la scena. Accetta solo raramente le consegne e quando ciò accade, si stanca poco dopo e non porta a compimento il gioco intrapreso. Questa stessa modalità non ha consentito di poter arrivare a conclusioni attendibili alla somministrazione del test “Patte noir”. Infatti nella scelta delle tavole non ne rifiuta alcuna ma ciò non sembra dettato da una vera preferenza. Egli, ad esempio, non riconosce la situazione alla tavola n.14 e dice “padre” anziché “madre” riferendosi alla femmina. La n.5 è “unicorno” e non “capretta”; non pronuncia le parole “allattare”, “succhiare”, “mammelle”, non individua il protagonista delle storie rappresentate ma si concentra sui numeri delle figure e sembra non riconoscere i personaggi e non attribuirgli connotazioni.
In altri giochi, ad esempio nel “come se”, il bambino parla al posto di un coccodrillino di pezza. Questo è il gioco che preferisce. Michele è attratto e impaurito dal pupazzo ma nonostante ciò gli mette la voce, nascosto dietro a un mobile. Anche in questo gioco M non accetta di impersonare il padre o la madre ma soltanto personaggi fantasiosi minacciosi e ostili.

Valutazione

L’aspetto più importante su cui soffermarci ci sembra il “segreto” che M trattiene presso di sé, cioè ritiene, al contrario delle feci che gli sfuggono perché non riesce a trattenere.
L’enuresi e l’encopresi di M rappresentano il sintomo più evidente di un conflitto interno che il bambino sta vivendo come immediata conseguenza di diversi abbandoni.
Il “trattenere”, nella modalità del segreto di Michele, ci appare come una forma di compensazione alla difficoltà del trattenere le feci. In questo modo il bambino affronta il suo conflitto: la battaglia che sta conducendo per arginare le perdite alla propria autostima.
Prima la nascita della sorellina, che ha segnato definitivamente la sua non esclusività presso il padre, poi la morte della nonna che gli ha confermato la sua “non amabilità”.
Da questi attacchi alla sua fiducia in sé il bambino cerca di difendersi ma gli esiti già ci sembrano evidenti sia per lo sviluppo del sintomo dell’encopresi, sia per il mancato ricorso durante il gioco a figure protettive e benevoli, sia anche per le difficoltà che incontra nell’attenzione e nella concentrazione.
La situazione familiare non sembra apportare al piccolo Michele molti aiuti o benefici, anzi, la forma depressiva della madre da una parte e l’incapacità del padre a comprendere i veri bisogni del figlio dall’altra, accentuano il già precario equilibrio psicologico del bambino e il suo benessere psicofisico.
Nel mondo interno di Michele la madre appare la maggior vittima della situazione che si è venuta a creare. Infatti, il suo umore spesso depresso, induce nel bambino sentimenti di reintegrazione, cioè la tensione per rassicurarla per tutta la sofferenza che ella prova. Allora, per alleviare le sofferenze della madre, Michele cerca di creare con lei un’alleanza contro i suoi nemici che, talvolta trova anche nella figura del proprio padre. Quando ciò accade il bambino è combattuto tra due affetti altrettanto importanti e queste situazioni gli procurano forte ansia.
A seguito di questi attacchi al suo equilibrio psicofisico si manifesta il sintomo più evidente che gli procura ulteriore umiliazione. Infatti, gli episodi di encopresi sono più frequenti quando il bambino vive a contatto coi genitori piuttosto che a scuola, come ha fatto notare la madre stessa.
D’altra parte, la madre, spinta da un sentimento protettivo nei confronti del figlio, non rinuncia a farsi raccontare da lui le cose brutte che gli capitano quando sta col padre. Alle pressanti richieste della madre il bambino cede, anche perché si presenta l’occasione per ricevere da lei un po’ di rassicurazione. La madre che difende il figlio dal padre innesca di nuovo il processo di sofferenza a seguito dei sensi di colpa che vivrà il bambino nei confronti di entrambi i genitori.

Prognosi

Il conflitto interno che sta vivendo il piccolo Michele sta procurando difficoltà nello sviluppo delle sue capacità di socializzazione e di stabilire rapporti fondati sulla sicurezza in sé e sull’accettazione degli altri. Le paure che il bambino vive, come del resto tutti i bambini alla sua età, hanno bisogno di condivisione da parte di una figura adulta in grado di ripresentargliele modificate. Ciò viene ottenuto dai bambini quando hanno la possibilità di raccontarsi a qualcuno che sia in grado di stemperare le ansie che essi vivono e non di riconsegnare loro il timore di sbagliare.
Occorrerebbe da parte della madre: un allentamento della pressione a desiderare di controllare i sentimenti del bambino, a dedicarsi un po’ più a sé lasciando che Michele viva nello sguardo di lei più ottimismo e serenità e il rapporto col padre senza la preoccupazione che questo possa danneggiarlo.

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