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Disturbo Post traumatico da Stress

disturbo da stressL’argomento è di attualità: gli esuli siriani ma anche tutti coloro che hanno subito violenze e abusi e scappano da quei territori sono affetti da DPTS.
Le vittime di un trauma oscillano tra il diniego dell’evento e la sua ripetizione compulsiva attraverso fleshbeck o incubi.
Gli esiti psicologici comuni di gravi traumi possono essere: dolore e tristezza, colpa per i propri impulsi di rabbia o distruttivi, sentimenti di colpa per essere sopravvissuti, paura di diventare distruttivi,
paura di identificarsi con le vittime, vergogna rispetto al sentimento di impotenza e di vuoto, paura di ripetere il trauma ( Post traumatico ), intensa rabbia diretta verso la fonte del trauma.
L’ansia è solamente un elemento dell’intera costellazione di sintomi. Per il DSM-IV l’evento deve essere al di fuori dell’esperienza umana abituale.

Il DPTS dipende più da fattori soggettivi che dalla gravità dello stressor. Vengono richiesti i criteri: 1) la persona ha vissuto o è stata testimone o ha affrontato uno o più eventi che riguardano la morte sia essa reale o temuta o un danno grave o una minaccia per la propria integrità fisica o degli altri; 2) la risposta della persona è caratterizzata da una intensa paura, da impotenza o da orrore. Nei b. ciò può essere espresso da un comportamento disorganizzato o agitato. La definizione dei sintomi va oltre il DSM: somatizzazione, dissociazione, protratta depressione, alterazioni patologiche dell’identità e delle relazioni, ripetizione del danno subito attraverso automutilazioni e rivittimizzazione.

La moderna visione psicodinamica del DPTS è stata compiuta attraverso le indagini di sopravvissuti alla persecuzione nazista da Krystal. Egli ha notato una alta prevalenza di malattie psicosomatiche che in genere soffrono di alessitimia – l’incapacità di identificare o verbalizzare stati affettivi. Il trauma porterebbe a un arresto dello sviluppo affettivo nell’infanzia mentre in età adulta a una sua regressione. Possono essere incapaci di occuparsi di se stessi e di svolgere funzioni di autoconsolazione.

Nessuna terapia è totalmente soddisfacente. Si può piuttosto ridurre la sintomatologia di evitamento. L’integrazione delle esperienze traumatiche che sono state scisse deve essere dosata secondo la capacità del paziente e il t. può dover contenere aspetti proiettati del Sé traumatizzato fino a quando il p. sia pronto per la reintegrazione. La guarigione o la completa remissione dei sintomi è obiettivo troppo ambizioso mentre arrestare qualunque peggioramento futuro e sostenere le aree di funzionamento è possibile.

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