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Disfunzione familiare e gestione dello stress

La disfunzione familiare e la gestione dello stress richiede il metodo sistemico e comportamentale di approccio e mira ad analizzare il comportamento dei singoli membri della famiglia e il loro reciproco influenzamento per determinare l’ambito preciso delle risposte disfunzionali.(Falloon, in Gurman, 1995).
E’ un ottimo metodo per la gestione dello stress.

La famiglia rappresenta per i propri membri la principale risorsa per la gestione dello stress, che può essere causato da fattori interni, come malattie e disabilità, e fattori esterni che riguardano la vita sociale, come la perdita del lavoro o difficoltà nei rapporti interpersonali.
Nelle famiglie con un soggetto affetto da patologie psichiatriche lo stress deriva sia da condizioni interne che esterne.
Il funzionamento ottimale permette la risoluzione di tali problematiche e si realizza attraverso una efficace comunicazione e buone capacità di problem solving, che dipenderà dal livello di stress familiare e dalla vulnerabilità dei singoli membri.
Elevati livelli di vulnerabilità possono scatenare disturbi legati allo stress, per cui un buon funzionamento familiare può essere stabilito da abilità che funzionano da ammortizzatore, il quale offre la possibilità di stemperare le situazioni di tensione familiare nelle situazioni di crisi.

Nelle famiglie con un membro affetto i familiari devono fare del proprio meglio per risolvere eventuali disturbi della funzionalità familiare nonostante i vincoli pratici ed emotivi.
Quando il contesto è meno specifico è più difficile comprendere le risposte dei singoli familiari.(Falloon, Boyd e Mc Gill, 1984).

Stile comunicativo

Si tratta di un problema nello stile di comunicazione piuttosto che della comunicazione stessa.
Alcuni soggetti possono esprimere sentimenti negativi come il disappunto attraverso la comunicazione non verbale, altri diventano vittime di critica distruttiva da parte della famiglia, nonostante il loro comportamento non sia molto più disturbato di quello degli altri.
Un altro deficit di comunicazione è quello di esprimere in modo eccessivo sentimenti positivi accompagnati dalla manifestazione intrusiva di pensieri e vissuti per conto dell’altra persona (la mamma che parla al posto del figlio), tipiche delle relazioni simbiotiche con spersonalizzazione dell’individuo.
Nelle famiglie funzionali si applica la critica costruttiva senza prese di posizione; una comunicazione positiva aiuta le persone a sfruttare al meglio le proprie potenzialità creative quando favorisce e rinforza comportamenti orientati ad una meta. Analogamente le espressioni empatiche sono più efficaci quando aiutano ad esprimere pensieri e sentimenti in forma più chiara e diretta.

La Terapia Comportamentale

La terapia comportamentale si basa sulla valutazione dettagliata e continuativa del funzionamento familiare ed è orientata agli interventi comportamentali e dai feedback che permettono la rivalutazione e la modifica del trattamento.
La valutazione della famiglia si basa su due livelli:
il primo porta all’ analisi di deficit comportamentali che possono essere modificati e risolti (analisi del problema), il secondo all’ analisi funzionale che mira a scoprire il contesto in cui si evidenziano i deficit comportamentali che concorrono a determinare la disfunzionalità.(Falloon, in Gurman, 1995).

Analisi del problema
Mediante la descizione dei comportamenti è possibile determinare le motivazioni che hanno sviluppato la problematica (Individuazione). Ciò permette di riconoscere un determinato comportamento negativo non appena esso si verifica.
L’ analisi consente di individuare quegli stati emotivi e pensieri che saranno inclusi nella definizione del comportamento stesso.

Interventi psico-educativi
Nei casi di mancanza di comprensione da parte di alcuni o tutti i membri della famiglia, si possono effettuare delle sedute di discussione su temi quali la gestione delle stress oppure i principi teorici dell’apprendimento sociale o anche, temi particolare collegati a disturbi specifici quali l’autismo, la schizofrenia, il morbo di Alzheimer.
L’intervento educativo può assumere la forma di una lezione proposta al gruppo familiare in cui il paziente rivela agli altri la propria esperienza di malato; è possibile ricorrere a supporti audiovisivi, film, videoregistrazioni, oltre che a libri ed opuscoli.
Lo scopo dell’intervento educativo è quello di fornire una spiegazione chiara riguardo la gestione e la risoluzione dei problemi cosiddetti “bersaglio”.
Addestramento alla comunicazione

La teoria comportamentale evidenzia la necessità di una comunicazione chiara e diretta di pensieri e sentimenti di ciascun membro della famiglia.
Un ambiente familiare dove dominano i vissuti negativi non consente la risoluzione collaborativa dei problemi; per questo i programmi di intervento comportamentali sulla famiglia cercano di promuovere un aumento della frequenza delle espressioni positive reciproche per creare un clima più propenso alla discussione dei problemi.
Una volta che la famiglia ha acquisito la capacità di interazione positiva reciproca, la si addestra a migliorare la qualità di espressione dei sentimenti negativi, la capacità di ascolto empatico e la comunicazione di richieste esplicite di cambiamento comportamentale.
L’intervento sulle capacità di comunicazione è fondato sulla descrizione o rappresentazione dei tentativi dei membri della famiglia, di comunicare i loro vissuti con riscontro dei punti di forza e sostegno per superare i punti di debolezza.
Per valutare la corretta acquisizione della capacità di comunicazione si assegnano dei compiti da svolgere a casa tra una seduta e l’altra; questi compiti implicano un esercizio continuo delle capacità valutate nel corso delle sedute terapeutiche unito al monitoraggio delle performance per constatare un effettivo miglioramento.(Zarit, 1988).
Addestramento alla risoluzione dei problemi
(D’Zurilla e Goldfried,1971), (Jacobson e Margolin, 1979), (Fallon Boyd e McGill, 1984), (Robin e Foster, 1986), da Gurman, 1995).
I primi terapeuti comportamentali hanno valutato in che modo comunicano tra loro i membri della famiglia e soprattutto come i genitori impiegano le loro abilità di comunicazione per imprimere ai propri figli certi modelli di comportamento.
La variabilità delle problematiche familiari, ha spinto i terapeuti comportamentali ad elaborare nuovi piani di risoluzione dei problemi, cercando di sviluppare le potenzialità di risoluzione autonoma della famiglia.
Le tecniche di risoluzione dei problemi derivano tutte da un approccio schematizzato e costituito da più fasi:
·       Definizione del problema o dell’obiettivo
·       Individuazione attraverso discussione collettiva delle possibili soluzioni alternative
·       L’esame dei costi e dei benefici di ogni alternativa proposta
·       La scelta della soluzione che meglio corrisponde ai bisogni ed alle risorse attuali della famiglia
·       Pianificazione delle modalità di realizzazione della soluzione scelta
·       Valutazione degli sforzi attuati
Questo approccio può essere adottato quasi ad ogni tipo di problema, facilita la discussione democratica nella famiglia ove tutti partecipano attivamente ed hanno il proprio ruolo nella risoluzione dello stesso.
Il ricorso a tale metodo altamente strutturato di risoluzione dei problemi, elimina quelle difficoltà di interazione familiare come i comportamenti dominanti o distruttivi;
può essere quindi utile invitare la famiglia a designare una persona come moderatore della discussione mentre un’altra prenderà appunti che potranno essere riesaminati.
Durante le sedute la famiglia discuterà autonomamente sulle problematiche familiari ed il terapeuta farà da osservatore, ma in momenti di particolare crisi per la famiglia, il terapeuta dovrà riprendere la conduzione della discussione diventando parte attiva ed assistendo il gruppo nella creazione di piani fi risoluzione della crisi stessa.

L’obiettivo della terapia è di promuovere il processo di risoluzione dei problemi da parte della famiglia nella vita di tutti i giorni.

Strategie basate sul condizionamento operante
(Baker e McCurry, 1984), da Gurman, 1995)
Le strategie basate sul condizionamento operante sono molto utiizzate nell’ambito della terapia comportamentale della famiglia, soprattutto nell’addestramento dei genitori e nell’intervento su famiglie con membri gravemente disabili.
Il metodo più comune consiste nell’addestrare i genitori all’uso di procedure di modellamento e di sospensione al fine di rinforzare nei figli corretti modelli di comportamento.
Si insegna ai genitori a prestare attenzione e a focalizzarla sul comportamento dei figli per aiutarli a distinguere risposte opportune e risposte indesiderate.
Poi si addestra i genitori a ricompensare le risposte desiderate, sia in termini verbali con lodi che non verbali con sorrisi ed abbracci, ignorando i comportamenti non desiderati.
Infine i genitori vengono addestrati ad adottare sospensioni con lo scopo di ridurre l’attenzione sui comportamenti indesiderati.
Inoltre i genitori vengono ulteriormente addestrati sull’utilizzo di procedure operanti nel loro ambiente di vita ed a prendere nota dei tentativi effettuati.

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