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Così il pene entra nella vagina

L’educazione sessuale ai bambini: ci dobbiamo scandalizzare o dobbiamo finalmente smettere di continuare a essere ipocriti? 
E’ stata una delle lezioni di educazione sessuale tenute in una scuola elementare a bambini di 10 anni in provincia di Modena.
Le lezioni sono state svolte da insegnanti specializzate con il consenso dei genitori degli alunni, anzi, su loro esplicita richiesta. Fino a quando uno di questi, non ce l’ha fatta a sopportare le grida della sua coscienza cattolica ed ha reagito dicendo che non immaginava che si arrivasse a tale esplicita comunicazione.
La notizia è apparsa sulla Gazzetta di Modena l’8 giugno scorso in quanto un genitore, che era stato uno dei richiedenti, non ce l’ha fatta e ha protestato.
Certo, siamo fin troppo abituati ai semini che nascono dalla fecondazione del gamete con il polline come se fosse una lezione di botanica. I ragazzi a 10 anni hanno già avuto modo di vedere il corpo adulto nudo e anche scene esplicite dell’amplesso sul loro smartphone. Allora, dov’è lo scandalo? Attribuiamo alle parole “Il pene entra nella vagina” lo stesso significato e le emozioni che suscitano in una mente adulta, condizionata dalla stessa “cultura ” della pornografia.”La pornografia lavora sulla mente delle persone per creare donne che in fantasia rispondono sessualmente nello stesso modo degli uomini, o nel modo in cui un uomo vorrebbe che una donna reagisse. Questa è forse l’influenza più dannosa del porno: induce gli uomini e i ragazzi, a pensare che le donne vogliano, in qualsiasi circostanza, il piacere del sesso. Questa contro-educazione sessuale è la matrice prima dei crimini contro la donna che riempiono le pagine dei nostri giornali”.[Cf M. Castleman – T. De Ruv, L’ultima droga. Cit. Da Giovanni Cucci: Dipendenza sessuale on line].
Ma può darsi che bambini educati con metodi più onesti smettano un giorno di rimanere adescati dalla “cultura” pornografica e finalmente smettano anche di scandalizzarsi. Quella nuova società esiste già ma è ancora una esigua minoranza di uomini che vivono una sessualità sempre più simile a quella femminile,e ciò è un bene. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano ma anche che c’è bisogno di fare, tanto per approfondire.

Troppo spesso invece, si è rinunciato a dire le cose giuste spinti da una morale del peccato davanti ad una realtà che propina ai giovani sesso in tutte le salse. Anche il messaggio della televisione è talmente esplicito quanto volgare: si dicono le cose usando sottintesi o facendo riferimenti al sesso senza spiegare, un messaggio chiaramente rivolto ai grandi (per l’audience) affinché i piccoli ne ricavino curiosità ma senza risposte. Allora perché non dire a parole quello che si comunica con le immagini e i sottintesi? Perché non chiarire ai bambini una cosa che ci ha costretti, noi delle generazioni passate, a immaginare il peggio, a trovarci senza poter reagire davanti ad allusioni maliziose o abusi aperti? Cosa bisogna aspettare ancora affinché gli adulti, che sono la, la per farcela, espongano finalmente le loro coscienze.

Spesso però, sotto un’apparenza di nobiltà e sanità di principi qualcuno sfrutta ciò che rimane ancora di questa inibizione culturale. Una per tutte è rappresentato dalla rivista cattolica Aleteia che in un articolo stigmatizza questi tentativi e li relega nella regione dell’inammissibile titolando: “Il pene entra nella vagina”, l’assurda lezione di una maestra di quinta elementare”. In questo caso la rivista non rinuncia a un titolo attraente e sensazionale, infatti usa la frase “Il pene entra nella vagina” per attirare i lettori, mentre nella seconda parte critica l’iniziativa della scuola.

Da un’altra parte ho messo in evidenza la necessità e l’impellenza di chiarire ai bambini ciò che deve essere una educazione alla sessualità come elemento chiarificatore di tutto quanto la società esprime in termini di sesso e che si presenta comunque a lui in forme misteriose e nascoste. Il bambino fin da piccolo cioè due – tre anni fa tante domande sul sesso e la sessualità. Ebbene almeno bisogna saper rispondere a quelle domande in una forma che non mistifichi o sia inconcludente e inutile ma sapendo argomentare dentro un contesto che sia adatto a lui/lei sia per forma che per contenuti.
Occorre in primo luogo che i genitori diventino più edotti perciò devono informarsi poiché la sessualità del loro bambino è importante quanto l’intero suo stato di salute almeno quanto le vaccinazioni.

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