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Conoscere il padre

William James tra Freud e JungSe dovessi giudicare sulla base dei dati clinici, dovrei concludere che nessun padre che sia stato assente o violento durante l’infanzia del figlio, poi, giunta l’età dell’adolescenza, la passa liscia; non appena il bambino diventa grande il genitore deve pagare lo scotto della diserzione e generalmente la penitenza consiste nel doversi occupare a tempo pieno del suo ragazzo che ne combina di tutti i colori. Moltissime crisi hanno manifestazioni spettacolari: gli adolescenti infatti, tendono a pensare e a comunicare, piuttosto che con le parole, attraverso le azioni che sono spesso eclatanti in quanto trasgressive, rischiose, compiute in gruppo; e soprattutto hanno bisogno di una risposta mmediata.
Perchè l’adolescente a volte fa tutto questo?
A volte mi è sembrato che questa strategia consistesse nel tentativo del ragazzo di riportare alla madre il legittimo sposo lontano per potersi separareda lei senza il rimorso di averla lasciata sola.
In altri casi è invece chiaro l’intento vendicativo. Il figlio vede la crescita come momento di liberazione, essendo diventato grande aumenta il suo potere: con l’adolescenza arriva anche la resa dei conti e il padre disertore e violento sarà costretto a pagare. L’aspetto peculiare di queste vendette consiste nel fatto che l’adolescente arrabbiato non mette sul tavolo solo il prezzo dei torti subiti, ma si fa portavoce anche degli altri, come se fosse il rappresentante dei diritti traditi della madre e dei fratelli.
In realtà le cose non sono proprio come appaiono: dietro la voglia di punire il padre, il figlio nasconde il desiderio di riunire l’armonia della famiglia: prima di separarsene e diventare definitivamente grande, vuole che l’armonia perduta sia ristabilita. E’ chiaro che non sarà possibile; ma non è tanto importante che si riformi lìambiente che circondava il bambino durante l’infanzia, quanto il fatto che il suo comportamento sottolinei in modo perentorio l’esigenza di una risposta, immediatamente tradotta in azione, da parte del padre.
Questo è il metodo con cui gli adolescenti chiedono aiuto: vendicarsi del disinteresse patito nell’ifanzia e mettere alla prova il valore del padre. All’inizio questo è spiazzato, furibondo per la messinscena orchestrata dal giovane in crisi; in seguito, se si calma e capisce l’importanza della situazione, riesce quasi sempre a trovare le parole o i gesti per dare una risposta intelligente, non evasiva nè epressiva.
Scoprire il padre ed essere scoperti dal padre è forse l’autentica aspirazione di ogni adolescente, e a quelli arrabbiati a volte basta il minimo gesto.
Anche quando la famiglia trova un suo sostituto ogni intervento del giovane punta a ritrovare il nome del padre: solo questo può dare identità al figlio e risolvere la crisi. Tanto vale , allora, far intervenire subito il diretto interessato; si risparmia tempo e si evita di lasciarsi sfuggire di mano la situazione, anche perchè, se non si interviene tempestivamente, si rischia di perdere di vista la causa scatenante del problema, e di lasciarsi sconfiggere dall’estenuante rincorsa degli effetti.
Ogni risposta intelligente è un piccolo capolavoro di bricolage paterno: il figlio ne ha bisogno; anche se fa finta di niente e appare disinteressato, con la coda dell’occhio non smette mai di guardare in direzione del padre: gli basta un nulla, un espressione del viso o un cambiamento di tono nella voce. Tutti i padri che hanno avuto fiducia e si sono aperti a una risposta , ne hanno poi apprezzato infinitamente i risultati. Tutto è andato a posto come in un gioco a incastri; dietro la rabbia c’è sempre la voglia di padre. Lo sanno bene i fondatori delle comunità terapeutiche e degli istituti di riabilitazione, i quali indossano i panni del padre con un’enfasi magari caricaturale ma efficace. “I nostri ragazzi” come li chiamano, non hanno trovato il genitore all’appuntamento con il loro desiderio e si sono abbandonati a se stessi. Ne hanno combinate di tutti i colori finché alla fine, esausti, hanno sentito il bisogno di fermarsi in qualche posto, e sono capitati lì. E lì sono stati trattati malissimo da adulti che di mestiere raccolgono figli “orfani” e somministrano loro grandi dosi di valori paterni. Una volta inoculati questi principi -proprio come un “vaccino antirabbico” – i giovani sbandati rifioriscono. Così funziona l’adolescenza: senza la stima del padre, non si cresce.
Ai ragazzi cattivi bisogna restituire il padre, allora, altrimenti diventeranno adulti violenti, delinquenti che , privati da ragazzi di quello del genitore, finiranno per restare ammaliati dal carisma del “padrino” della cosca vincente:
Chi è alla ricerca del padre trova sempre nella banda., con la sua struttura gerarchica costruita intorno a un capo, una soluzione interessante ai suoi problemi.

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