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Incontro formativo

“La buona comunicazione in famiglia, nella coppia e nel sociale”

Presso Convento frati Cappuccini di Nola, 20 marzo 2020 ore 18,00

Relatore: Paolo Mancino

 

        Capita molto spesso che non ci va di parlare, che più di quanto speriamo ci sentiamo a disagio con gli sconosciuti oppure che diamo per scontato nel rapporto coi figli quello che scontato non è.
        Ce ne accorgiamo spesso dai risultati: incomprensioni, malintesi e frustrazioni serpeggiano e diffondono l’insoddisfazione e il malcontento. La qualità della vita viene in questo modo molto danneggiata.
      Vorreste riprendere tutto daccapo ma non vi riesce e vi sentite prigionieri di cattive abitudini comunicative. Percepite che qualcosa non va ma non riuscite a farci niente.
     Un po’ di umiltà vi aiuterebbe in questi casi, come dire, nessuno è perfetto!
Vediamo qualche esempio che ci potrà aiutare a capire.
“Mia moglie mi ha appena ricordato che bisogna fare qualcosa per nostro figlio che non sta studiando negli ultimi tempi e i risultati a scuola sono preoccupanti.
Da parte mia mi succede che il lavoro non va molto bene e sono alquanto preoccupato ma non voglio dirglielo per non aumentare le sue ansie.“

Lei:” Hai parlato con Antonio? ”
Io: “Con tutto quello che ho avuto da fare ieri mi sono proprio dimenticato”
Lei:” Come al solito. Non si può fare affidamento su di te. Te l’ho detto anche la settimana scorsa e te ne sei altamente fregato”
Io: “Pare che io non abbia niente altro da pensare e mi gratto la pancia da mattina a sera come fai tu”
Lei: “ Ma se io non faccio altro che andare avanti e indietro per stare appresso alla casa e alla cucina e ai panni da stirare e occuparmi di voi che non trovo il tempo per niente altro”
Io: “ Mi devi spiegare come mai mia madre ha allevato quattro figli senza mai lamentarsi mentre per te ogni cosa sembra una fatica enorme?”
Lei: “ Metti sempre in mezzo tua madre. Sei sempre stato il cocco di mamma e io mi sono stancata di essere sempre paragonata a lei ”.
La richiesta ci mette poco a trasformarsi in litigio e l’unica conclusione è l’amaro in bocca per non essere riusciti a risolvere un problema. Intanto, forse il ragazzo va male a scuola proprio perché i genitori non stanno più in armonia.
Ma questa è un’altra storia. Rimane, tuttavia tra i due la sensazione netta di non capirsi e ciò sta alla base di una spirale che affligge e mantiene il rapporto insoddisfacente.
Quando la comunicazione è buona si vive meglio e i rapporti non solo sono più chiari e soddisfacenti ma si cade meno nella incomprensione e nel litigio. Ma anche il litigio va saputo gestire.
Il litigio, il conflitto, diventano l’origine del chiarimento. La conclusione del litigio diventa una strategia altamente proficua proprio come accade nelle dispute ai livelli più alti.

Vediamo un buon esempio di comunicazione nel colloquio seguente.
Ragazza 16 enne che si lamenta con la madre del comportamento delle sue compagne di classe
Ragazza:“Non mi considerano proprio. Quando parlano di ragazzi si riuniscono e a me mi escludono. Ma cos’ho che non va? Perché fanno così ?”
Madre: “Mi stai dicendo che le tue amiche ti escludono per qualche ragione che non sai. E’ così?”
Ragazza: “Milena specialmente. Dice che io non so mantenere un segreto”
Madre: “Mantenere un segreto è importante per le tue amiche. Perciò ti escludono”
Ragazza: “Ma io solo una volta ho detto a Marco di lei. Che usciva anche con Paolo”.
Madre: “Stai dicendo che hai tradito la tua amica per questo ce l’ha con te ?”
Ragazza:” Si. Ma a me è dispiaciuto tanto e ammetto di avere sbagliato. Ma non glielo dirò mai”
Madre:” Stai dicendo che hai difficoltà ad ammettere le tue colpe?”
Ragazza:” Si, eppure vorrei tanto riuscire a scusarmi con lei”
Madre:” Vorresti scusarti ma non ci riesci… piccola mia”.

Con queste parole la madre si accorge che la figlia sta per scoppiare in una crisi di pianto e l’abbraccia. Con l’espressione “piccola mia” la madre ha coinvolto la figlia in una manovra avvolgente: le ha fatto sentire protezione e accoglienza.
La ragazza ha potuto così esprimere i suoi sentimenti conseguenti alle sue difficoltà comunicative ed ha, inoltre, ricevuto la spinta giusta a mettere in atto i migliori comportamenti suggeriti implicitamente dalla madre.
Il colloquio appena riportato è un esempio di come l’ascolto comprensivo con la procedura della riformulazione aiuta a risolvere un problema ma soprattutto conferma l’appoggio che una madre può dare a sua figlia in difficoltà. Non si tratta solo di un fatto occasionale.
L’ascolto comprensivo con la riformulazione aiuta a creare rapporti significativi cioè mette le persone nelle condizioni di essere soddisfatte della loro comunicazione al punto che esse cercano nell’altro, collaborazione e sostegno.
Gianna è abbattuta da un sentimento depressivo e attribuisce il suo stato alla cattiva comunicazione con la madre. Anche col padre le cose non vanno bene, è da quando è adolescente che si è allontanato da lei. Attualmente, il fatto che i genitori sembrano allearsi contro di lei chiedendo a lei cosa non va, perché è sempre chiusa e di cattivo umore, la mette ancora più in agitazione e si arrabbia e risponde male.
Ha chiara la percezione di non essere compresa dai genitori. Da qualche mese va male anche col suo ragazzo e stanno per lasciarsi. Quanto più lei desidera ricomporre un rapporto con i genitori tanto più essi fanno fronte unito contro di lei e “pretendono” che lei superi il suo problema comunicativo.
Quando ho fatto venire anche il padre ad un incontro settimanale e li ho coinvolti in un abbraccio si sono sciolti entrambi e hanno compreso che quella di prima non era proprio una vera comunicazione cioè, era una comunicazione sbagliata.
Le aspettative di entrambi non erano quelle desiderate e si contorcevano in una comunicazione infliggendosi accuse “colpo su colpo”.

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