Prenota un consulto

Bisogno di approvazione e dipendenza dagli altri

Il bisogno di approvazione e il bisogno di certezza sono i due fattori più importanti della cosiddetta pressione di conformità. Cioè, chiunque faccia parte di un gruppo sociale – famiglia, quartiere, fabbrica, ufficio, classe scolastica, ecc – è soggetto ad una pressione di conformità, sente, cioè di appartenere e per questo di accettare un patto sociale scambievole dare-avere.

La conformità ha molteplici aspetti secondo i tipi di gruppi, ma è sempre presente come una esigenza del gruppo nei confronti di chi vi partecipa. Questa esigenza tende a uniformare le condotte, le opinioni, le percezioni, le informazioni, le idee.

 

L’approvazione, l’amore, la sicurezza, sono originariamente confusi come valori vissuti da tutti fin dall’inizio della vita.
Sappiamo che durante i primi sei anni di vita i segni dell’approvazione dell’ambiente circostante sono normalmente confusi con il bene, e viceversa. Il bambino è posto in condizione di regolare il suo comportamento in base a questi segni. In questa fase della vita la ricerca dell’approvazione altrui è posta come criterio del nostro valore. Nessuno può resistere nell’affermare il proprio valore se non vi è al mondo almeno un’altra persona che gli dia ragione. La maggior parte di noi ha bisogno, per credere in se stesso, di essere riconosciuto e accettato da tutti coloro che gli stanno attorno in un certo momento.

Tutti abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri e quella ottenuta negli anni fondamentali della crescita è molto importante. Non si tratta solo di affrontare un padre distratto e egocentrico o una mamma assillata dai sensi di colpa o depressa (che poi è quasi la stessa cosa).
Si tratta soprattutto di avere avuto almeno la fortuna di avere trovato, molto presto nello sviluppo, una figura di riferimento valida da emulare.

Da bambini riusciamo a fare miracoli con una figura del genere. Anche in fantasia riusciamo a costruirci tutto basandoci su poche figure e sappiamo anche come fare.
Viceversa, se non abbiamo avuto questa semplice fortuna e ci siamo trovati genitori del tipo di quelli accennati prima, allora il bisogno di approvazione può diventare una necessità che rimane anche più avanti negli anni.

Quando diventa una abitudine, o meglio, una dipendenza, allora ci sarà sempre un modo per porvi rimedio in qualche modo anche dopo l’adolescenza o in qualche momento dell’età adulta.

Il bisogno cronico dell’approvazione degli altri si manifesta in svariate situazioni e contesti al punto da farci apparire insicuri, lagnosi, inaffidabili. La poca stima di se fa molto male e conduce alla sconfitta anticipata, alla resa a priori. La conseguenza più evidente è avere pochi amici e spesso scendere negli abissi dell’angoscia quando consegniamo le redini della nostra vita all’approvazione degli altri.

Si fa presto ad apparire gentili per non dispiacere gli altri per paura del loro giudizio negativo;
si fa anche presto a dire sempre “si” e a dipendere dagli altri per il timore di non sentirsi bene quando ci si preoccupa in modo smodato delle apparenze; non avere nulla fuori posto perché può essere la fine.

Proprio perché nel gruppo sociale vige il conformismo esso respinge ogni forma di diversità, la condanna, la biasima e tende a escluderla. Da ciò è facile prevedere che il soggetto che non si sente accettato è il primo a cui viene rivolta la disapprovazione e il rifiuto.

“Sono come tu mi vuoi” nei confronti di una ragazza, o di un ragazzo, vuol dire riceverne presto la buonuscita perché insipienti e senza personalità.
Quando si è imboccata la strada del dissesto strutturale della personalità, l’uscita dalla scuola vuol dire la liberazione da una schiavitù.

Allora sembra che un’altra possibilità ti viene offerta dalla vita. Ti dici che è questa la volta buona per uscirne. Purtroppo può accadere – proprio come accade il più delle volte – di intraprendere una strada ancora contrassegnata dalla impotenza di fronte agli altri e una personalità incentrata sulla mancanza di volontà.

Non rimane che far finta di… Far finta di essere un altro. In questo modo ci si crea un falso sé da utilizzare nelle situazioni ufficiali. Ma purtroppo non basta se non si intraprende un percorso di cambiamento. Certo non breve perché bisogna rinfocolare quegli aspetti di se ancora funzionanti e sui quali iniziare a investire il proprio futuro.
Imparare a gestire gli aspetti fondamentali delle relazioni e della comunicazione sia formali che informali;


Conoscere gli altri non con l’intenzione di misurarsi ma con l’intenzione di stabilire una via comunicativa umana, fatta della gestione naturale delle emozioni, dello scambio, delle principali condivisioni.
E’ nelle condivisioni e nello scambio onesto e cordiale che si può ristabilire il sé e dare un senso alla vita sempre più legato agli aspetti del vivere consapevoli e maturare così un senso stabile del proprio carattere ritrovato.

Iscriviti al Gruppo di autostima, inizia il 9 giugno

Lascia un commento

Privacy Policy