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I bambini imparano a perseverare

Quando mio padre iniziava un lavoro domestico lo aveva fatto perchè mamma lo aveva quasi costretto. Se fosse stato per lui non avrebbe mai fatto nessun aggiusto e tantomeno avrebbe mai costruito un pollaio anche se solo in modo approssimativo. Mio padre non perseverava certo nello sforzo di arrivare a soluzioni ragionate a lungo, infatti non leggeva nemmeno le istruzioni per far funzionare un apparecchio che si era guastato.
Così accade anche a me e penso che questa incostanza nella perseveranza nel trovare la soluzione l’abbia appresa osservando lui in azione.
Una ricerca trovata su Scienze ritiene che ciò sia proprio quello che mi è successo.
Guardare gli adulti che si impegnano in un compito pratico rende i bambini più perseveranti. È il risultato emerso in una ricerca sul campo con piccoli di età compresa tra 13 e 18 mesi, che va oltre la semplice idea di un comportamento imitativo.
Aprire un vasetto di sottaceti non dovrebbe essere così difficile. E mentre sei impegnato a mormorare, fare smorfie, saltellare su un piede tenendo il vasetto premuto contro il fianco fino a quando il coperchio si apre, un giovane cervello potrebbe analizzare lo spettacolo per imparare qualcosa.

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno scoperto che i bambini piccoli che hanno osservato un adulto impegnarsi in un compito e poi raggiungere l’obiettivo hanno più probabilità di mostrare perseveranza se messi di fronte a un compito diverso.

Precedenti ricerche hanno mostrato che i bambini possono imitare azioni e apprendere concetti in base a pochi esempi. Il nuovo studio, pubblicato su “Science”, ha scoperto che i bambini possono anche estrapolare dei valori dai comportamenti degli adulti, per esempio su quando vale la pena di continuare a provare. “I meccanismi inferenziali che i bambini usano per imparare i concetti o le cose del mondo, possono anche usarli per imparare a cambiare il modo in cui agiscono nel mondo”, afferma Laura Schulz, cognitivista del MIT e autore senior dello studio. “Non ci rendiamo conto di quanto i bambini ci osservino e di quante inferenze traggano dal nostro comportamento”.

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