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Al fine di comprendere se stessi

Al fine di comprendere se stessi

Qualcuno sente di avere bisogno di aiuto.
Vuole qualcun altro con cui parlare e confrontarsi, vuole comprendere ciò che gli sta capitando perché da solo non ci riesce.

Cosa succede dentro di me?

Si tratta di qualcosa che gli produce disagio, agitazione, disorientamento e non sa spiegarsene il motivo.

Provo a fare come ho sempre fatto

Improvvisamente, cioè, da un giorno all’altro, si è trovato a fare i conti con una incapacità o un malessere che, dopo avere tentato di allontanare in tutti i modi che conosce, non ci riesce più e la condizione di difficoltà emotiva rimane.

Persiste, nonostante tutti i suoi tentativi di ricacciarla indietro, di combatterla distraendosi, pensando a qualcos’altro. Ha anche deciso di prendersi un pò di distensione, di vacanza, ma niente, non va via.

Dottore, mi sento impotente

Pensa ogni minuto al suo disagio che diventa sempre più forte. E’ una condizione che lo irrita. Si sente impotente di fronte a qualcosa che lo sta logorando. Non riesce a spiegarsi come, una condizione che altre volte ha superato con qualche giorno di riposo o svago, adesso non va proprio via.
Quindi decide di rivolgersi ad uno specialista. Forse riuscirà ad ottenere qualcosa.

Cose strane

Ma i mezzi e i metodi che usa questo signore gli sembrano fuori luogo: non c’è apparentemente nessun motivo che lui capisce che gli impedisce di essere normale. Pian piano si fa strada nella sua mente l’idea di essere seriamente ammalato e pensa immediatamente a qualche medicina. Ma lo psicologo non da medicine, le sue medicine sono accogliere, comprendere, confrontare, spiegare, mettere in grado di riformulare le sue ragioni con il semplice mezzo del sapere ascoltare, di riformulare, di fare da specchio.

       Lo psicologo gli rimanda dapprima e semplicemente quello che lui comunica frettolosamente e con ansia. Gli comunica la possibilità di rimanere nel qui e ora, di ascoltare il proprio corpo, di guardare con gli occhi della mente, di sentire partendo da una diversa possibilità, da una diversa sensibilità.

Lo psicologo gli fa da specchio e lui apprende una rinnovata capacità;

riconosce in questo modo le soluzioni dentro di lui che aveva a lungo trascurato. Oppure, scopre di utilizzare modi di intendere desueti e mal funzionanti e che si apre una nuova e diversa strada per comunicare in modo efficace, di provare a guardare il mondo in modo appena diverso.

Una nuova visione

Si tratta di una condizione e di processi fuori dal senso logico e che ci riportano a stati originari della nostra condizione umana. Un discorso alquanto difficile per essere compreso senza fare ricorso a quella caratteristica molto umana che è l’intuito. Il ricorso che spesso lo psicologo fa al paradosso, gli trasmette parte di un codice che potrà entrare nell’universo lessicale del paziente.
Lo psicologo gli spiega che è proprio grazie all’intuito che noi apprendiamo quelle cose che ci fanno stare bene e che combattono il danno senza combattere, magari arrendendosi. Ma arrendendosi in un modo particolare e, per far comprendere meglio, gli spiega che è un combattere arrendendosi, ovvero, arrendersi senza rinuncia, proprio come ci si arrende davanti a un bambino.

Le trame del nostro inconscio

Le trame del nostro inconscio sono oscure e noi non cercheremo di conoscerle ma opereremo per ottenere che la nostra mente faccia qualcosa che prima non aveva mai fatto, ovvero, qualcosa che prima non riusciva a comprendere ma che, condizioni di stress conseguenti a traumi o a inibizioni, hanno relegato o frustrato nella mente inconsapevole.
Così egli si è trovato a combattere contro una parte di se stesso e non poteva vincerla certamente. Ecco allora la resa.

Arrendersi come ci si arrende davanti a un bambino

Ma una resa intesa come la condizione di lasciarsi andare o arrendersi, tanto, a cosa sarebbe servito continuare se non ad esasperare il conflitto lasciando crescere l’ostacolo.
Qualcuno non comprende che si può agire senza agire poiché il problema è all’origine del permanere della difficoltà. Se uno non si ravvede che il cambiamento nella logica dell’affrontare è il ritirarsi in buon ordine e insiste nel combattere con una guerra accanita, rifiuta l’idea che in noi esiste una parte insondabile e si ostina a rifiutare di comprendere.

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