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Ad Antonello e Erika

 

Ho scritto questa lettera due anni fa ad una coppia di amici che erano preoccupati per il figlioletto piccolo.
La riporto essendo sicuro della loro autorizzazione.
“Sto cercando di concentrarmi sulle cose da scriverle con il sottofondo di Leon che piange come se fosse sottoposto a torture solo perchè la mamma lo sta cambiando. Per un estraneo come il condomino del piano di sotto potremmo anche essere dei torturatori dalle urla strazianti del neonato.
Lei certamente non penserà che siamo dei torturatori di neonati. Delle volte nel passato però mi sono domandato perchè un bambino potesse urlare così, “ci deve essere un grave motivo” avrei pensato. Eppure ora posso testimoniare tranquillamente che tutto va per il meglio e Leon, non appena ritorna nelle braccia della mamma, si acquieta. Forse ho trovato l’incipit per dirle quello che vorrei comunicarle. Il povero Leon, come tutti i bambini della sua età ha da combattere con gli aggressori che lo fanno sentire molto dolore e sono gli attacchi intestinali. Si concentra al massimo e quando le puzzette sono uscite si rilassa e si addormenta. Che battaglie ! E’ molto più prosaico degli angioletti quando sorride e del diavolo in corpo quando piange e si dispera. I bambini a questa età non pensano ancora, reagiscono ad un livello molto primitivo. La Natura li vuole protesi ad adattare il corpo al nuovo ambiente alimentare: poppare e digerire è lo scopo, tutto il resto è secondario, per ora. Non ricorderà nulla di quelli che si occupano di lui anche se lo fanno con tanto amore, infatti non gli serve. La lotta per la sopravvivenza non lo contempla. Tra qualche mese, proprio intorno all’età che ha Paolo, il sorriso non sarà più solo un riflesso e il pianto non sarà solo per lamentarsi del dolore al pancino e lo sguardo, l’odore e la carezza della mamma (meglio tutto assieme) lo accompagnerà in ogni apprendimento futuro e presente. Noi papà veniamo dopo. Adesso possiamo comunque renderci utili soprattutto perchè favoriamo la nostra compagna, l’accompagniamo con dolcezza e sicurezza nel difficile compito. Poi avremo il piacere di “essere presentati” a nostro figlio nel modo più desiderabile. Lei capirà che l’affermazione: “Questo è tuo padre” può avere decine di toni, inflessioni e accenti e ciascuno conferirà uno specifico significato trasmesso al bambino. Oggi vorrei affiancare alla famosa teorizzazione di Freud la più modesta: “Questa è tua madre” detta dal papà, che ai nostri tempi ha un suo valore rispetto ai tempi del grande psicoanalista. Le due affermazioni , lei capirà, hanno solo un valore simbolico. La “presentazione” reciproca avviene nel corso degli anni e compone nel tempo l’immagine della coppia genitoriale dentro al bambino. Una immagine che tutti noi abbiamo e che costituisce un patrimonio di cui molti ne andiamo orgogliosi. Questa immagine traspare anche dal suo scritto. Ma anche le immagini del padre e della madre distinte acquisisce un valore determinante per il futuro del ragazzo e dell’uomo. Esse continuano ad esercitare il loro effetto al di la del valore “oggettivo” delle persone. Questa oggettività sembra davvero perdere ogni significato se guardiamo i nostri genitori. Ci possiamo permettere di essere oggettivi solo nei confronti dei genitori degli altri. Ma anche quando ci compenetriamo o viviamo assieme alle persone che amiamo le loro ansie per i loro affetti. Quella che qualcuno chiama empatia e di cui lei certamente ne è ben fornito. Lo sento qualche volta dalle parole di Erika. Quando lei comprende veramente e le sta vicino. Altre volte, preso dallo stress che le da il suo lavoro, è meno ricettivo. Sono momenti. La vostra unione, la vostra intesa, la vostra sensibilità e il vostro progetto sono fondati e ciò vi rende disponibili e partecipi al di la delle “scaramucce” che la quotidianetà vi impone.

Saluti affettuosi

A presto

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