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Cosa ci si aspetta da un colloquio strategico

Cosa ci si aspetta da un colloquio strategico?
Descriverò di seguito le linee guida e gli elementi caratterizzanti un colloquio cosiddetto strategico.

Le persone che hanno prenotato un colloquio di Terapia Breve Strategica devono sapere che:

Si parte dalla storia personale ma solo per conoscere: da quanto tempo persiste il disturbo, le circostanze in cui si è presentato e si presenta adesso e, COME la persona ha provato ad agire per tentare una soluzione alla situazione problematica.
La domanda è: “Qual è il suo problema?”

Da questa prima domanda si vuole arrivare a definire nel massimo dettaglio ciò che il paziente sente, pensa e percepisce che non gli va bene e vorrebbe cambiare.
Su questo obiettivo l’esperto fa una serie di domande ulteriori mirate e caratterizzanti.

La prima parte del colloquio tende a riconoscere le TENTATE SOLUZIONI del soggetto in quanto è in quelle che si è costituito e si annida il danno.
Le persone afflitte riportano, oltre a fobie di vario genere, anche disturbi cosiddetti psicosomatici (dolori viscerali e addominali, insonnia, difficoltà a ingoiare, tic, manie, comportamenti ripetitivi e ossessivi).
In questi casi si parte dall’identificare quello più grave anche in base alla richiesta del soggetto. Quello che mantiene i problemi è ciò che facciamo senza successo, per risolverli.

Lo psicoterapeuta individua nelle risposte del soggetto l’elemento chiave alla risoluzione del problema principale. Perciò egli indica tale colloquio come “dialogo strategico”.

La comunicazione esplicativa
Il professionista gestisce la comunicazione riportando gli elementi fondamentali che DEVONO essere cambiati.

La seconda parte del colloquio, una volta individuato il problema nella prima parte, tende a rilevare le risorse della persona, le sue possibilità, gli eventuali vantaggi secondari e le resistenze.
Una volta identificato il problema, verificate le risorse, i vincoli e le possibilità, individuiamo e descriviamo la STRATEGIA da intraprendere.

A questo fine diamo una serie di elementi sui quali il paziente sarà in grado di gestirlo a partire da quelli più alla sua portata. La convinzione è che tanti piccoli cambiamenti generano il cambiamento che trasforma.

Esperienza emozionale correttiva
Per generare un cambiamento cerchiamo di indurre una esperienza emozionale correttiva che sulla base di specifiche percezioni porti al cambiamento senza dover seguire un training di modificazione del comportamento come invece indicano i terapeuti cognitivi (i tempi sarebbero davvero troppo lunghi).

Le prescrizioni
Nella parte finale del primo colloquio vengono date le prescrizioni.
Si tratta di esercizi che tendono a mettere in atto il principio che se è la paura a determinare l’inibizione e l’evitamento provocando il problema, allora saranno le ideazioni e i comportamenti prescritti che porteranno a generare un cambiamento senza nemmeno accorgersene.
Le prescrizioni sono per loro natura e in base alla logica che le sottende di tipo paradossale. Ciò comporta che esse vengano accolte dal soggetto e svolte alla lettera, pena l’efficacia dell’intervento terapeutico.

Già alla seconda seduta le persone avvertono dei chiari miglioramenti. Ciò crea una motivazione ulteriore a proseguire. Occorre, però saper gestire anche le poche sedute successive e rispettare i termini dell’accordo terapeutico per ottenere il successo desiderato.

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