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Inventare la realtà

Era quasi un anno che Rachele, una impiegata in uno studio di commercialista, protestava e imprecava per il modo come veniva trattata dal suo capoufficio.
Rachele è una donna “in gamba”, che fa molto bene il suo lavoro ma che per i suoi modi sicuri e pratici non riceve i giusti riconoscimenti dal suo capo. Viceversa, quest’uomo sembra irritato e reso insicuro dal modus operandi indipendente e piuttosto aggressivo della donna a cui lui reagiva non perdendo occasione di umiliarla specialmente davanti agli altri.
Lei, per tutta risposta lo trattava con molto distacco, un atteggiamento a cui l’uomo reagiva sminuendola più di prima.
La situazione precipitò presto fino al punto che il professionista stava per licenziare la sua dipendente. Ma, prima che lo decidesse lui, lei stava per anticipare la sua iniziativa quando si consigliò con me.
Senza spiegarle il perché, le suggerii di aspettare il momento giusto per fargli un certo discorsetto. Quando il capo le avrebbe fatto la prossima scenata, lei lo avrebbe dovuto chiamare in disparte per fargli il seguente discorso:”E’ da molto che avrei voluto dirglielo ma non sono mai riuscita a trovare le parole.
So che potrebbe sembrare una follia ma, quando lei mi tratta nel modo in cui mi ha trattata poco fa, sento dentro di me qualcosa che eccita; un turbamento che mi sfugge e che non so spiegarmi. Forse c’entra il rapporto con mio padre.”
Appena concluso il discorso doveva immediatamente andare via senza aspettare che lui dicesse una parola.
La ragazza dichiarò che mai e poi mai avrebbe fatto una cosa del genere. Nonostante tutto, però, quando tornò la settimana successiva da me, alla seduta successiva, mi raccontò che il rapporto con il suo capo era cambiato nettamente. Eppure non aveva fatto assolutamente niente, non gli aveva detto nulla del discorsetto che le avevo suggerito di fargli.
Mi confessò poi, che il pomeriggio stesso della settimana prima si era quasi convinta di parlare come le avevo suggerito.
Come capitò che, nonostante non avesse detto ne fatto niente di quanto le avevo suggerito, la situazione tra i due cambiò come il giorno e la notte?
La mia ipotesi è che a Rachele era successo tutto dentro di lei. Mi spiego.
Rachele aveva cambiato il suo atteggiamento nei confronti del capoufficio, mostrandosi ora in grado di affrontarlo in modo sicuro. Adesso sapeva come affrontarlo e non c’era più nulla da temere, non aveva più bisogno di difendersi.
Era cambiata la realtà intorno a lei. C’era stata una ristrutturazione della realtà, e senza una parola. Senza che si fosse consumato una resa dei conti.
Dal canto suo l’uomo sapeva ora di poter affrontare in modo diverso una situazione che in precedenza gli sembrava minacciosa.

(Liberamente tratto da: “Change” di Watzlawick, Weakland, Fisch. Astrolabio, 1974)

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