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Gioco d’azzardo patologico

Oggi sappiamo che la tendenza che porta il giocatore d’azzardo alla compulsione è sia genetica che neurologica che comportamentale.

I soggetti a rischio dipendenza gioco d’azzardo presentano tratti di personalità depressivi e impulsivi, sono alla continua ricerca di emozioni positive ma posseggono anche apertura mentale e coscienziosità. 
Lo conferma una ricerca dell’Ibfm-Cnr e dell’Università della Calabria pubblicata sull’importante rivista Journal of Neuroscience Methods e riportata sul numero di febbraio di Scienze.
La cosa mi fa molto piacere sia perché ciascuno di voi potrà sapere se è a rischio di incorrere nella ludopatia, sia a quelli che la praticano sistematicamente di comprenderne il motivo.
Però, bisogna anche sapere che, quantunque un soggetto abbia tutti gli elementi della personalità segnalati sin dall’inizio che lo possono portare a intraprendere una carriera da ludopatico, ha sempre un altro apparato di risorse che lo possono convincere a starne lontani, o a “giocare responsabilmente” come suggerisce la pubblicità.
Dal mio punto di osservazione, era tempo che intravvedevo questi elementi della personalità nei miei due casi più importanti che ho seguito per circa un anno.
“Chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo”.
La vulnerabilità di base viene amplificata da fattori psicosociali come povertà o traumi biografici.

L’importanza della ricerca sta nel fatto che i giocatori patologici hanno anche un profilo di personalità disfunzionale, sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, e questo aspetto non è mai stato studiato finora con metodi di intelligenza artificiale.

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