Seguici su FB
  • Biografia

  • Ipnositerapia

 

 Sono psicologo iscritto all’ordine degli psicologi della regione Campania.


NAPOLI - Via A. Mancini
PORTICI - Via dei pini
Cell. 328.6293008

 Mi occupo di problematiche relazionali familiari, di ansia, fobie e attacchi di panico, di disturbi dell’umore e della condotta negli adulti e negli adolescenti.

Ho seguito un training personale di psicoterapia ad indirizzo rogersiano e ho approfondito, nel corso degli ultimi 20 anni, gli studi sull’autostima ed ho organizzato corsi e gruppi per adolescenti e adulti su questa tematica.

Dopo vari studi ed esperienze di psicologia cognitivo- comportamentale e sistemico - relazionale presso il primo policlinico di Napoli e alcuni centri di salute mentale, sono approdato alla scuola di specializzazione di ipnosi clinica ericksoniana ed ho acquisito in seguito, presso il CIICS di Torino il titolo di ipnologo.



Inserisci testo
  • Please use a REAL email address so that we can get back to you.

  • Il cambiamento in psicoterapia

  • Borderline

  • Narcisista

Il Cambiamento in Psicoterapia Si sa ormai da molto tempo che la psiche si può ammalare e questo può coinvolgere alcuni organi e la loro funzionalità, le cosiddette malattie psicosomatiche. Nelle malattie psico-somatiche si ha un cambiamento di ordine pratico sulla base di una interazione verbale-simbolica.

LEGGI TUTTO..


Disturbo Borderline di Personalità Viene definito come una “modalità pervasiva  di instabilità, delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'affettività con impulsività notevole, comparsa entro la prima età adulta  e presente in vari contesti come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi:

LEGGI TUTTO....

Disturbo Narcisistico di Personalità Viene definito dal DSM-IV  come  una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta  ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi:

LEGGI TUTTO....

Gestire la comunicazione

Indice
Gestire la comunicazione
Gestire la comunicazione
Tutte le pagine

Sembra facile gestire la comunicazione ma spesso ci troviamo in preda ad errori di interpretazione e di significato che creano disappunto e frustrazioni per non sentirsi capiti.

 

Mentre state avendo una discussione animata e difficile con una persona provate la riformulazione di quanto è stato appena detto dal vostro interlocutore. Cercate, prima di dare un qualsiasi giudizio o esprimere qualsiasi valutazione, di ridire con parole vostre e sinteticamente quanto vi è appena stato riferito. Cercate anche di riferire a parole le modalità espressive, il tono della voce e anche le emozioni che l’altro ha messo nella comunicazione. Non è un compito molto facile. Ebbene, se imparate a fare la riformulazione eviterete molti malintesi e vivrete i vostri rapporti con più soddisfazione.

Vediamo alcuni esempi.

• Ogni volta che qualcuno si lamenta per la sua salute o per qualche difficoltà incontrata nel lavoro, per il traffico o altro c’è sempre qualcuno che rilancia con difficoltà maggiori. Se fate mente locale a quando l’ultima volta avete detto al vostro collega di lavoro che avete avuto un fortissimo mal di testa, lui di rimando vi ha risposto che i suoi mal di testa sono di gran lunga più forti. E se parlate del vostro raffreddore? “Oh, non puoi immaginare quello mio della settimana scorsa !”. Oppure sminuire dicendo che tutti siamo stati o saremo raffreddati. E se si tratta del traffico, ebbene ce n’è sempre uno peggiore. Insomma è raro trovare una persona che risponda:” Davvero ? Mi dispiace” e chiede qualche informazione che dimostri di interessarsi a voi.

Talvolta questi interessamenti sono così formali che uno se ne accorge in quanto non ascoltano nemmeno la risposta. Certamente ci sono persone con una diversa sensibilità ma spesso si tratta proprio di affinare le proprie competenze comunicative. Se sappiamo che a qualcuno fa piacere che ci interessiamo a lui e trasmettiamo in questo modo schiettezza e autenticità, allora si fa presto a stabilire un buon rapporto. Capita anche che la comunicazione efficace ci porti stati emotivi di piacere e soddisfazione e ci fanno stare meglio. In definitiva ci aiutano a vivere meglio con gli altri in quanto ci restituiscono anche umanità e autoefficacia nonché sentimenti di estroversione, altruismo e vicinanza emotiva agli altri.

Viceversa, superficialità, alcuni formalismi espressivi e cattive abitudini comunicative ci infondono diffidenza, facili tensioni, insoddisfazione e isolamento. A volte vere e proprie fughe dalla realtà e depersonalizzazione. Questi fenomeni sociali sono spesso alla base di sofferenze e psicopatologia.

• I rapporti familiari sono spesso fonte di diffidenza e paura. Se l’intesa nella coppia non è proprio idilliaca si cade nell’equivoco e si trasferisce involontariamente (inconsciamente) l’astio sull’altro attraverso l’utilizzazione dei figli. Una moglie o un marito possono essere afflitti da sentimenti di gelosia che si caricano fino a esplodere in conflitto. In base al loro carattere il conflitto può essere aperto o nascosto.

• Spesso si parla di una cosa intendendone un’altra e il discorso va avanti così come una partita a bigliardo dove si gioca di sponda. In tale comunicazione poco chiara si gioca sporco includendo altre persone di famiglia come suocera o cognate in questo modo trasferendo la propria aggressività su altri per paura di affrontare l’ansia della separazione o dell’abbandono. In questi giochi psicologici vengono coinvolti i figli con danni non indifferenti. Infatti, quando emergono sentimenti di essere rifiutati - come durante le separazioni coniugali – i figli vengono immediatamente utilizzati contro l’altro o l’altra. In questo modo si mette a repentaglio la crescita sana dei figli che diventano vittime sacrificali della disputa tra i genitori che riversano sui figli la frustrazione di sentirsi rifiutati.

In altri casi gli stessi sentimenti di esclusione accadono allorquando si crea una competizione esasperata tra suocera e nuora. I tre Lui, lei e l’altra si rimpallano le accuse e le responsabilità.

Vediamo un esempio.

“Mia moglie mi ha appena ricordato che bisogna fare qualcosa per nostra figlia che non sta studiando negli ultimi tempi e i risultati a scuola sono preoccupanti. Da parte mia mi succede che il lavoro non va molto bene e sono alquanto preoccupato ma non voglio dirglielo per non aumentare le sue ansie. “

Lei:”Hai parlato con Anna ?”

Io: “Con tutto quello che ho avuto da fare ieri mi sono proprio dimenticato”

Lei:”Come al solito. Non si può fare affidamento su di te. Te l’ho detto anche la settimana scorsa e te ne sei altamente fregato”

Io: “Pare che io non abbia niente altro da pensare e mi gratto la pancia da mattina a sera come fai tu”

Lei: “Ma se io non faccio altro che andare avanti e indietro per stare appresso alla casa e alla cucina e ai pani da stirare e occuparmi di voi che non trovo il tempo per niente altro. ”

Io: “Mi devi spiegare come mai mia madre ha allevato quattro figli senza mai lamentarsi mentre per te ogni cosa sembra una fatica enorme?”

Lei: “ Metti sempre in mezzo tua madre. Sei sempre stato il cocco di mamma e io mi sono stancata di essere sempre paragonata a lei”.

La richiesta ci mette poco a trasformarsi in litigio e l’unica conclusione è l’amaro in bocca per non essere riusciti a risolvere un problema. Intanto, forse la ragazza va male a scuola proprio perché i genitori non stanno più in armonia. Ma questa è un’altra storia. Rimane, tuttavia tra i due la sensazione netta di non capirsi e ciò sta alla base di una spirale che affligge e mantiene il rapporto insoddisfatto.

Quando la comunicazione è buona si vive meglio e i rapporti non solo sono più chiari e soddisfacenti ma si cade meno nella incomprensione e nel litigio. Ma anche il litigio va saputo gestire. Il litigio (conflitto) diventa l’origine della chiarimento. La conclusione del litigio diventa una strategia altamente proficua proprio come accade nelle dispute ai livelli più alti.

Vediamo un buon esempio di riformulazione nel colloquio seguente.

Ragazza 16 enne che si lamenta con la madre del comportamento delle sue compagne di classe

Ragazza:“Non mi considerano proprio. Quando parlano di ragazzi si riuniscono e a me mi escludono. Ma cos’ho che non va in me ? Perché fanno così ?”

Madre: “Mi stai dicendo che le tue amiche ti escludono per qualche ragione che non sai. E’ così?”

Ragazza: “Milena specialmente. Dice che io non so mantenere un segreto”

Madre: “Mantenere un segreto è importante per le tue amiche. Perciò ti escludono”

Ragazza: “Ma io solo una volta ho detto a Marco di lei. Che usciva anche con Paolo”.

Madre: “Stai dicendo che hai tradito la tua amica per questo ce l’ha con te ?”

Ragazza:” Si. Ma a me è dispiaciuto tanto e ammetto di avere sbagliato. Ma non glielo dirò mai”

Madre:” Stai dicendo che hai difficoltà ad ammettere le tue colpe?”

Ragazza:” Si. Eppure vorrei tanto riuscire a scusarmi con lei”

Madre:” Vorresti scusarti ma non ci riesci piccola mia”.

Con queste parole la madre si accorge che la figlia sta per scoppiare in una crisi di pianto e l’abbraccia. Con le parole “piccola mia” la madre ha coinvolto la figlia in una manovra avvolgente: Le ha fatto sentire protezione e accoglienza. La ragazza ha potuto così esprimere i suoi sentimenti conseguenti alle sue difficoltà comunicative ed ha inoltre ricevuto la spinta giusta a mettere in atto i migliori comportamenti suggeriti implicitamente dalla madre.

Il colloquio appena riportato è un esempio di come l’ascolto comprensivo con la procedura della riformulazione aiuta a risolvere un problema ma soprattutto conferma l’appoggio che una madre può dare a sua figlia in difficoltà. Non si tratta solo di un fatto occasionale. L’ascolto comprensivo con riformulazione aiuta a creare rapporti significativi cioè mette le persone nelle condizioni di essere soddisfatti della loro comunicazione al punto che esse cercano nell’altro collaborazione e sostegno.

 

 



Ipnositerapia
utenti on line
 1 visitatore online