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 Sono psicologo iscritto all’ordine degli psicologi della regione Campania.


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 Mi occupo di problematiche relazionali familiari, di ansia, fobie e attacchi di panico, di disturbi dell’umore e della condotta negli adulti e negli adolescenti.

Ho seguito un training personale di psicoterapia ad indirizzo rogersiano e ho approfondito, nel corso degli ultimi 20 anni, gli studi sull’autostima ed ho organizzato corsi e gruppi per adolescenti e adulti su questa tematica.

Dopo vari studi ed esperienze di psicologia cognitivo- comportamentale e sistemico - relazionale presso il primo policlinico di Napoli e alcuni centri di salute mentale, sono approdato alla scuola di specializzazione di ipnosi clinica ericksoniana ed ho acquisito in seguito, presso il CIICS di Torino il titolo di ipnologo.

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Il Cambiamento in Psicoterapia Si sa ormai da molto tempo che la psiche si può ammalare e questo può coinvolgere alcuni organi e la loro funzionalità, le cosiddette malattie psicosomatiche. Nelle malattie psico-somatiche si ha un cambiamento di ordine pratico sulla base di una interazione verbale-simbolica.

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Disturbo Borderline di Personalità Viene definito come una “modalità pervasiva  di instabilità, delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'affettività con impulsività notevole, comparsa entro la prima età adulta  e presente in vari contesti come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi:

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Disturbo Narcisistico di Personalità Viene definito dal DSM-IV  come  una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta  ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi:

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Quando i genitori si separano

Scritto da  Paolo Mancino Psicologo Napoli
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La perdita degli affetti conseguente alla separazione coniugale può essere una esperienza dolorosissima.

L’emotività che scatena investe i coniugi e i figli in un turbinio di sentimenti a volte difficilmente sopportabili.

La crisi del rapporto coniugale prima, durante e dopo la separazione e il divorzio richiede di ricontrattare le esperienze e gli affetti e di riposizionarsi rispetto alle scelte e all’organizzazione della propria vita.

Le famiglie d’origine possono dare un aiuto in ciò ma più spesso, inconsapevolmente, sono esse stesse, indirettamente, all’origine dei gravi conflitti che si alimentano nella coppia e il loro coinvolgimento può determinare esiti disastrosi.

Troppe volte l’attaccamento dei rispettivi coniugi ai loro stessi genitori non consente la formazione di una vera famiglia.

Le accuse che la moglie rivolge al marito di scarsa responsabilità e affidabilità e quelle del marito nei confronti della moglie di ridotto coinvolgimento e accudimento nei suoi confronti sono alla base della delusione e delle recriminazioni.

Ognuno dei due ha la chiara percezione della sconfitta e della irrimediabile perdita “come se il mondo gli crollasse addosso”.

Anche con il loro carico distruttivo le separazioni sono parte integrante della nostra vita contrassegnata e scandita com’è da distacchi e nuovi legami. Per questo il ricorso alla responsabilità, all’autonomia, alla consapevolezza risulta la strada maestra per arrivare a ricomporre il senso di sè e recuperare l’ autostima perduta.

 Sappiamo che in queste circostanze anche coniugi che fino a quel momento risultavano buoni genitori possono perdere la capacità di continuare ad esserlo. Essi, infatti, non vedono che il conflitto lacerante in cui sono coinvolti, e parte attiva, ha conseguenze a volte disastrose sui figli.

Non riescono più a leggere le loro richieste e, talvolta, le fraintendono prendendole a pretesto per rigettare sull’altro le responsabilità e le colpe.

Assistiamo ad un palleggiamento delle responsabilità e al coinvolgimento dei figli nel conflitto a volte come “capri espiatori”, altre come “traditori” perchè schierati con l’altro contro di loro.

E’ un momento particolare della crisi coniugale che ripete un copione già visto: gli animi si accendono e il ricorso all’aggressione è dietro l’angolo.

In questi anni abbiamo lavorato affinché il “gioco” venisse svelato. Il suo smascheramento richiede una certa disponibilità ad affrontare il cambiamento.

Quando ciò si realizza i genitori riacquistano il loro ruolo di adulti allevanti responsabili che non strumentalizzano più i figli contro l’altro e che non ricorrono più a mezzi illeciti per offuscarne la sua immagine di genitore, anzi, ne richiedono e ne favoriscono sinceramente la relazione perchè hanno imparato che la loro separazione non è quella dai figli. Infatti non avrebbero nessun interesse a danneggiarli allontanandoli dai loro fondamentali affetti per alimentare il loro desiderio distruttivo di rivalsa o di vendetta.

I bambini hanno bisogno di entrambi i genitori. Hanno bisogno di un ambiente sicuro e accogliente per non diventare essi stessi pessimi genitori da grandi. Il padre e la madre debbono assicurare loro sorrisi, affetto, sicurezza e contenimento alle loro ansie e ai fantasmi sempre presenti nei loro sogni e mai raccontati.

 

Spesso, purtroppo, i genitori non riescono a superare indenni questa fase. Il “gioco” del malessere non viene svelato e i coniugi continuano a farsi del male e a fare del male ai loro bambini. In questi casi il coinvolgimento dei Servizi Sociali e il ricorso al tribunale può addirittura complicare le cose esasperando il conflitto e determinando l’avverarsi di quella profezia annunciata già nelle premesse, cioè la perdita da parte dei figli di uno dei genitori o addirittura di entrambi.

Le controversie sull’affidamento dei figli, le contese e la lotta senza quartiere per accaparrarsi il loro affetto a spese dell’altro sono soltanto farse che da una parte danno l’illusione di potenza mentre servono a tentare di ristabilire in chi le pratica l’ aspettativa (falsa) di ritenersi un bravo genitore.

In effetti, invece, si tratta di stabilire la giusta distanza dalle pretese di soddisfare il proprio narcisismo ferito e tentare di sedare l’angoscia per la presunta perdita dell’affetto.

Una maggiore fiducia in se stessi risulta il rimedio contro atteggiamenti e comportamenti deleteri nelle separazioni... in tutte le separazioni.

 

La riproposizione di vecchi conflitti

Le dinamiche che preparano e che accompagnano la separazione sono legate anche all’idea che ognuno dei coniugi ha di sè nel suo rapporto con i propri genitori.

Talvolta è proprio l’idea di rappresentarsi a questi che ostacola la buona comunicazione nella coppia e prepara il terreno al conflitto. Le aspettative deluse sul proprio partner riecheggiano nei vecchi conflitti irrisolti con i propri genitori e che ne rappresentano il prototipo.

Nello sforzo di dimostrarsi “genitori perfetti” o di pretenderlo dall’altro non si riesce nemmeno ad essere genitori appena accettabili.

Stanchezza, delusione e fuga dal rapporto; richiesta di risarcimento affettivo e il rimuginare intorno al proprio ingiusto destino creano solide barriere alla sana comunicazione e gettano le persone in uno sconcertante isolamento che non fa altro che acuire il disagio.

Diventa questo il terreno di coltura su cui si innesta la sorprendente indisponibilità ad ascoltare i figli, a scaricare spesso su di loro le delusioni e le frustrazioni a volte con atti violenti e inconsulti di cui poter pentirsi immediatamente e vergognarsene.

 

 

A nulla serve la richiesta dei figli di attenzione e di ascolto attraverso segnali evidenti di malessere come il peggioramento del rendimento scolastico, l’eccessiva e insolita aggressività o la chiusura e finanche il ricorso a forme distruttive di comportamento verso gli altri e verso se stessi o a eclatanti gesti dissociali.

I bambini ed i ragazzi svolgono parte attiva nella vicenda. All’inizio con tentativi di riunione della coppia genitoriale, più tardi con ostentazione di autonomia ed autoesclusione dalla contesa, successivamente con evidente opposizione al genitore ritenuto responsabile della crisi e della separazione.

Tutte queste reazioni devono essere riconosciute dai genitori i quali saranno così in grado di contemperarle e non viverle come sfide o utilizzarle per una eccessiva responsabilizzazione dei bambini.

L’esclusione di uno dei genitori, in genere quello non affidatario ( di solito il padre), apre la strada ad un percorso segnato da gravi difficoltà che possono perdurare per tutta la vita.

Genitori intelligenti e responsabili sanno che ciò può accadere. Soprattutto sanno distinguere ciò che dovranno attribuire al loro ruolo e alle loro scelte e ciò che invece fa parte delle vicende dello sviluppo normale del bambino e dell’adolescente. Non si colpevolizzeranno troppo entrando così nella spirale della depressione-senso di colpa-desiderio infinito di riparazione; si occuperanno anche del proprio benessere perchè capiscono che se stanno bene loro potranno meglio assolvere al loro compito di genitori “sufficientemente buoni”. Perchè è solo questo quello di cui i figli hanno bisogno in questo momento: la effettiva presenza di entrambi i genitori nelle circostanze giuste per soccorrerli ed agevolare le loro aspettative ma anche favorire la loro capacità di scegliere e di decidere, il loro desiderio di affermazione, il loro collocarsi come individui autonomi diversi da loro a partire da una “base sicura”.

 

Troppo spesso a causa della sfiducia nell’aiuto psicologico ci si preoccupa esclusivamente dell’aspetto legale.

“Vado dall’avvocato” risuona come un grido di battaglia che apre la strada all’universo simbolico della legge e del giudizio. In questo modo la coppia delega qualcun altro a decidere su una materia che fino a quel momento era solamente una vicenda degli affetti .

La loro richiesta è permeata di sentimenti di rivalsa nei confronti del coniuge e la percezione del fallimento del rapporto porta con se specialmente una domanda che ha bisogno di essere ricontestualizzata sulla base degli affetti che in essa sono coinvolti.

Spesso agli avvocati si presentano situazioni contraddistinte da stati emotivi acuti e fanno richieste che non possono essere da loro accolte. Di fronte a queste persone in difficoltà essi possono soltanto assumere atteggiamenti di affidabilità, sensibilità e umanità rispetto a queste problematiche e alle persone che si trovano in una fase della loro vita di estrema debolezza. L’avvocato può perciò divenire una figura di primaria importanza nelle scelte future della persona coinvolta nella crisi coniugale e determinarne gli esiti verso una accentuazione della conflittualità a scapito di posizioni di equilibrio oppure nella direzione di sedare il conflitto e trovare soluzioni compatibili con gli interessi di tutte le parti in gioco e in primo luogo dell’interesse dei figli.

Sull’interesse dei figli si giocano invece carte di valore diverso. Ciascuno dei genitori cerca di avocare a se questa prerogativa accusando l’altro di barare o di non essere all’altezza del compito. Si tratta in realtà di pretese che diventano tanto più irragionevoli quanto maggiore è l’insicurezza percepita di non essere più un bravo genitore.

Di norma l’interesse dei figli non è quasi mai al primo posto tra le preoccupazioni del legale.

Abbiamo verificato che tra i legali vi è spesso malafede e scarsa professionalità nell’affrontare i problemi connessi con la separazione e il divorzio.

L’universo simbolico della legge e della giustizia si presenta in tutta la sua freddezza e cinismo a quelli che si recano in tribunale per separarsi o divorziare. Queste persone sperimentano gli effetti di quello che certamente non è un rito.

Siamo propensi piuttosto a considerarlo il luogo in cui si celebra la separazione e il divorzio come il luogo dove il mito della unione familiare si infrange contro una generica indifferenza nei confronti del dramma umano che vivono i protagonisti.

Il Cerchio di Gesso: gli obiettivi

 

L’Associazione Il Cerchio di Gesso è un’associazione privata senza fini di lucro che offre ai genitori, ai figli e a tutti coloro che in vario titolo sono coinvolti nel processo di separazione, una qualificata opera di consulenza e di sostegno volta a rendere meno drammatica la vicenda separativa.

I contraccolpi che l’esperienza di separazione produce coinvolgono l’intero sistema famiglia provocandone la destrutturazione dei suoi componenti e vissuti di paura, risentimento e lutto.

Tutti questi sentimenti affastellati procurano un senso di smarrimento. Trovare in queste circostanze un appoggio che aiuti a fare chiarezza intorno al proprio destino e a quello degli affetti più cari è l’obbiettivo principale della nostra Associazione. I vissuti tempestosi di queste persone vanno riorganizzati alla luce delle trasformazioni in atto al fine di ricomporli, contenerli, elaborarli e integrarli in un contesto di recuperabilità e di accettazione.

L’esperienza di ciascuno è stata condivisa in gruppi di sostegno che abbiamo organizzato perchè quando essa viene condivisa produce effetti positivi sia per il sollievo che prova chi si esprime sia per il confronto stresso tra persone che avendone vissute di simili sono in grado di capire e di aiutare.

Il nostro intervento è servito a riposizionare la persona nella realtà travagliata, a trovare coordinate di riferimento rispetto alla propria collocazione, al proprio futuro e al futuro e al benessere attuale dei figli.

La mediazione familiare

Oggi si fa sempre più strada la pratica della mediazione familiare. Soprattutto durante i momenti difficili della separazione e del divorzio le coppie in crisi si rivolgono ad esperti che in una posizione neutrale e con competenza professionale psicologica e legale li aiutano a prendere decisioni razionali ed equilibrate.

In un clima di serenità la coppia viene posta davanti alle sue responsabilità senza le interferenze e le suggestioni delle famiglie d’origine spesso portatrici di istanze vendicative e malevoli.

L’Associazione “Il Cerchio di Gesso” si occupa di accogliere e di orientare la domanda delle persone in difficoltà durante la separazione e il divorzio in modo da contemperare l’aspetto legale con quello della ricerca di una maggiore stabilità emotiva, aiutandole nelle loro scelte in un momento nel quale gli animi esasperati potrebbero condurli a commettere errori di cui pentirsene successivamente.

Il mediatore familiare ponendosi nei confronti della coppia genitoriale in modo neutrale e con affidabilità ne facilita il ricorso a scelte più razionali.

alla mediazione familiare dovrebbero essere indirizzate dagli stessi legali quelle coppie che si apprestano alla separazione coniugale e che esprimono una domanda eccessivamente irrazionale ed aspettative connotate da forte senso di rivalsa e poca scrupolosità nei confronti dei figli.

 

Ultima modifica Giovedì 12 Gennaio 2012 08:18

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1 Commento

  • Link del commento tabatas Venerdì 11 Maggio 2012 17:59 inviato da tabatas

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    Ron

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